BILANCIO SOCIALE
ANNO 2000
bozza approvata dall'Assemblea del 21 aprile 2002





La definizione della missione dell'organizzazione

"Facciamo Pace !" (FP) ha quale scopo organizzare e gestire iniziative ed attività a sostegno di profughi e rifugiati.

Dopo i progetti in Slovenia e Bosnia che hanno caratterizzato gli anni dal '93 al '99, nel 2000 l'associazione ha deciso di orientare la sua attivita' esclusivamente alla realta' italiana.

A sostegno di questa scelta vi erano: la lettura dei flussi migratori su scala vasta, che portava a considerare come l'estendersi del fenomeno dei "richiedenti asilo" nel nostro paese fosse solo all'inizio di una fase di crescita; la considerazione che il mutare della base sociale non permettesse piu' un intervento all'estero, ma garantisse invece una efficace azione sul nostro territorio; lemergenza determinata dalla crisi del Kosovo, che comportava larrivo nel nostro paese di un numero significativo di richedenti asilo.
L'anno 2001 ha portato il consolidamento di queste scelte, con una definizione dell'accoglienza esclusiva per le provenienze dall'area balcanica.



I dati e la descrizione delle attività

Nell'anno 2000 FP ha seguito direttamente 22 profughi: sono 6 famiglie, accompagnate in molti aspetti della quotidianita', e nel faticoso mestiere di essere profughi oggi in Italia.

Le persone direttamente seguite sono le stesse dellanno precedente, e nessuna nuova situazione e stata assunta in carico dallassociazione. Le attività' sono state pertanto orientate al consolidamento dei percorsi di inserimento sociale, in seguito dettagliate.

Le attività' erano state intraprese nellanno 2000 nel quadro della partecipazione a progetti svolti sull'intero territorio nazionale da enti quali ICS (Consorzio Italiano di Solidarieta') e CIR (Consiglio Italiano Rifugiati), per cui la nostra associazione era stata scelta quale partner locale per la Provincia di Torino.

L'azione sul piano locale aveva comportato la scelta di operare in rete con le altre realta' attive nel settore: in particolare ASGI (Associazione Studi Giuridici sull' Immigrazione), Rete Antirazzista, Centro Franz Fanon, Comunita' Famiglie Gruppo Abele di Rivalta, Comitato Cittadino Solidarieta' con i Popoli dell' ex-Jugoslavia d'Ivrea, Ufficio Stranieri del Comune di Torino.

Questo lavoro in rete si era reso possibile anche grazie alla creazione -nell'autunno '99- del Coordinamento Provinciale Rifugiati e Profughi (CPRP), di cui FP era una delle associazioni promotrici. Il CPRP e' stato inoltre riconosciuto quale interlocutore di riferimento da diverse realta' istituzionali: Provincia di Torino, Prefettura, Questura, permettendo l'avvio di un rapporto di dialogo.

Nel corso dellanno 2001 sono terminati i progetti diretti di accoglienza ai richiedenti asilo provenienti dallarea balcanica, in quanto lo Stato Italiano ha considerato cessate le condizioni di emergenza nellarea, e non ha ritenuto di finanziare ulteriormente le attività' di accoglienza e sostegno sul nostro territorio.

L'opzione del rientro nel paese di provenienza e stata scartata da tutte le famiglie seguite da FP, a favore dellopzione che permetteva la conversione (per i casi cui era stato riconosciuto non lo status di rifugiati ma la protezione temporanea e/o umanitaria) del permesso di soggiorno di cui erano in possesso in quello di soggiorno per motivi di lavoro. Questa fattispecie ha interessato con esito positivo quattro adulti e due bambini, e con esito negativo due adulti e tre bambini.

Pertanto a fine dellanno 2001 la sitazione giuridica delle persone direttamente seguite da FP e: cinque adulti e sei bambini in possesso del riconoscimento dello status di rifugiati, quattro adulti e due bambini in possesso di permesso temporaneo e/o umanitario convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, due adulti e tre bambini con diniego della richiesta di riconoscimento dello status di rifugiati impugnato di fronte al giudice ordinario ed in attesa di pronunciamento.

La possibilita sopra richiamata di conversione del permesso di soggiorno (le condizioni erano il possesso di lavoro e casa) e da leggersi come una favorevole riuscita della prima fase di accoglienza, e di conseguenza come positiva valutazione del raggiungimento degli obiettivi prefissati.

L'esperienza degli anni 2000 e 2001 ha pero insegnato a FP come i progetti di accoglienza ed integrazione siano da predisporsi per cadenze temporali di lungo periodo, con una prima fase (dellordine di uno/due anni) orientata ai bisogni primari di indipendenza economica / abitativa / amministrativa (lavoro / casa / documenti) ed una seconda (dellordine di alcuni ulteriori anni) orientata allautonomia sociale ed all'inserimento del nucleo nella realta locale.

Il processo di integrazione, cioe la partecipazione originale e dialettica alla realta culturale di accoglienza, e da ipotizzare in tempi ancora superiori, presumibilmente in termini di passaggi generazionali. L'associazione, partecipando quale partner locale ai progetti nazionali di prima accoglienza, ha pertanto successivamente dovuto/voluto far fronte a necessita di accompagnamento delle persone in processi pluriennali non inizialmente programmati. Cio' ha in qualche misura condizionato, in una valutazione impegni/forze a disposizione, la scelta esplicita di non allargare il bacino di soggetti interessati alle attività' dell'associazione.

In considerazione del fatto che i richiedenti asilo provenienti dallarea balcanica sono nettamente diminuiti in seguito alla modifica degli equilibrii politico-sociali dellarea (in Croazia, in Serbia, in Kosovo), la scelta di non aprire ad altri soggetti le attività' dellassociazione, anche in considerazione dellesperienza specifica maturata negli anni in questo ambito, ha comportato in qualche misura una marginalizzazione dellassociazione in merito a nuovi progetti (per richiedenti provenienti da altre aree) ed iniziative piu generali relative alla tematica profughi.

Le azioni realizzate in rete con i partner locali indicati sono pertanto proseguite in inerzia della spinta avvenuta dalla realizzazione di progetti comuni, ma senza un nuovo impulso da parte della nostra associazione.
Se cio' ha comportato una sorta di consuetudine dei rapporti ed abitudine alla collaborazione su aspetti specifici, dallaltra ha determinato una netta riduzione della valenza politica delle azioni dellassociazione, almeno nel campo delle iniziative di sensibilizzazione della societa civile e del supporto/stimolo/controllo delle azioni della pubblica amministrazione. A differenza degli anni precedenti, FP non e stata promotrice (o attrice attiva) di iniziative pubbliche, ma ha solamente aderito ad iniziative altrui fornendo sporadici atti di supporto.

Occorre considerare che il contesto descritto e maturato in una modifica della base associativa che e andata ridefinendosi in questi anni. La scarsita di nuovi ingressi fra i soci attivi ha determinato un innalzamento delleta media, con conseguente trasformazione in unassociazione di famiglie, spesso con figli piccoli, ed ha impattato con una sensibile maggiore responsabilita nel campo lavorativo per molti associati attivi. Cio' ha ridimensionato drasticamente i tempi a disposizione per lattività' associativa, riducendoli ai fine-settimana o alle serate: la modifica delle attività' sostenibili e diretta conseguenza di tale variazione.

Questa fisiologica evoluzione ha contestualmente favorito una variazione delle relazioni che sono alla base delle nostre attività' con i rifugiati: la tipologia della famiglia coi bimbi e la tipologia sociale tipica dei rifugiati seguiti da FP.
Il rapporto si e pertanto evoluto da giovani volontari con famiglie di rifugiati, a famiglie di volontari con famiglie di rifugiati: in alcuni casi e diventato un rapporto relazionale di tipo paritario (fra conoscenti/amici, in cui laiuto reciproco legato da vincoli di vicinanza e solidarieta e un normale aspetto della relazione).

In questo ci pare di leggere una positiva prospettiva nel cammino di inserimento / integrazione nel tessuto sociale, un superamento della relazione fra ruoli (volontario rifugiato) per passare ad una relazione fra persone (ri-umanizzando le vicende della vita estranee alla nostra esperienza diretta, ed avvicinandole alla quotidianita).

In questo quadro permangono necessariamente una nutrita serie di attività' ordinarie: inserimento lavorativo, alloggiativo e scolastico, orientamento ed accompagnamento per pratiche amministrative di vario genere,...


Occorre sottolineare come questo anno sia stato segnato dalla frustrazione vissuta da FP a causa della difficolta di reperimento di sitemazioni alloggiative per la famiglie seguite.

Una casa, per lo straniero, non c'e'.
Abbiamo compreso il senso dei racconti dei nostri genitori di come negli anni sessanta fosse possibile leggere cartelli sui portoni che recitavano non si affitta a meridionali.
Oggi la dichiarazione non e altrettanto esplicita o evidente, ma si misura dalle difficolta che vengono avanzate quando si specifica che laffittuario e uno straniero. Credevamo che una realta come Torino, passata attraverso un processo di modifica del tessuto sociale che ha consentito lintegrazione di grandi masse di immigrazione negli ultimi decenni, avesse al suo interno le risorse necessarie per un comportamento maggiormente consapevole dellirreversibilita di un processo di scala planetaria.

Non e cosi, si comprende nel quotidiano di come molto resti da fare, anche se abbiamo vissuto segnali positivi di una volonta e disponibilita delle singole persone, ma che ancora non acquisisce una valenza di corpo sociale.

Alcune di queste riflessioni ci hanno portato ad abbozzare una ipotesi che vuole essere tanto una risposta concreta ad un bisogno concreto, quanto una provocazione a fronte di una realta che pare rispondere esclusivamene a logiche di profitto: lacquisto di una casa attraverso il prestito sociale, per lalloggiamento di una famiglia che vive la situazione piu drammatica tra quela da noi seguite.



La valorizzazione dei volontari

Le modifiche alla base sociale prima descritte sono state percepite in questanno in tutta la sua chiarezza dallassociazione.
Il riconoscimento della diversita dal passato che si era andata delineando ha comportato laccettazione di forme di azione, di relazione e tempi che non sempre e stato facile definire come propri.

Si e accentuato il carattere di condivisione di esperienze (anche esterne alle attività' proprie dellassociazione) fra i soci, che progressivamente hanno toccato anche ambiti normalmente lasciati al privato.

Le attività' di formazione si sono da un lato specializzate (tematiche legate agli aspetti aspetti legali o amministrativi o psicologici della realta dei rifugiati), e dallaltro rivolte ad aspetti del quotidiano (la relazione).

Rispetto al passato, ci si e maggiormante rivolti allesterno, utilizzando occasioni di formazione anche non autonomamente organizzate.

Il settore della comunicazione interna, della circolazione delle notizie e delle informazioni, e divenuto ormai una caratteristica intrinseca dellassociazione: la gestione orizzontale e condivisa dellaccesso ai canali comunicativi rende oggi possibile ad ogni socio essere informato, ed informare, su cio che sta avvenendo.











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