C'ERA UNA VOLTA UN PAESE CHE SI CHIAMAVA JUGOSLAVIA
- storia di un paese che si divide -
Cronologia degli eventi più importanti nei paesi dell'ex-jugoslavia e dintorni dal 1918 al marzo 1999 (inizio dei bombardamenti NATO sulla ex-Jugoslavia).
Non c'e' piu' la Jugoslavia che molti di noi hanno studiato sui libri di scuola.
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28 giugno 1914 - A Sarajevo in un attentato viene ucciso il successore al trono di Austria-Ungheria, Francesco Ferdinando.
27 novembre 1918 - Nasce il "Regno dei serbi, croati e sloveni", sotto la corona di Pietro I della dinastia Karadjordjevic.
gennaio 1929 - Alessandro I, dal 1921 successore del padre alla testa dello Stato, proclama il "Regno di Jugoslavia" ("paese degli slavi del sud"), e instaura una dittatura.
9 ottobre 1934 - A Marsiglia Alessandro I viene ucciso da un macedone legato al movimento ustascia di Ante Pavelic, nazionalista croato. L'erede legittimo, Pietro, è minorenne e assume la reggenza il principe Paolo.
27 marzo 1941 - Il governo jugoslavo firma il patto con l'Asse. Sollevazione a Belgrado. Pietro II sale al trono e sconfessa il patto.
I tedeschi occupano la Jugoslavia.
aprile 1941 - La Croazia diventa uno "Stato indipendente" comprendente la Bosnia-Erzegovina, con a capo Ante Pavelic, appoggiato da Hitler e Mussolini. Il regime ustascia perseguita serbi ed ebrei.
29 novembre 1943 - A Jaice (Bosnia) si riunisce il "Consiglio Antifascista per la liberazione del popolo jugoslavo", nucleo dello stato e del regime comunista. Lo guida Tito, che nel luglio del 1941 aveva ordinato ai suoi uomini l'insurrezione anti-nazista.
29 ottobre 1945 - I comunisti, dopo aver liberato Belgrado e occupato Trieste, Zagabria e Lubiana, vincono la guerra. La nuova assemblea proclama la Repubblica, di cui Tito è presidente, ed elabora la Costituzione della Repubblica popolare e federativa di Jugoslavia (Seconda Jugoslavia). La guerra ha provocato nel paese 1 milione e 700mila morti.
1947 - Il trattato di Parigi ripristina le frontiere del 1919, privando l'Italia dell'Istria. Il Triestino, diviso in zona A e zona B, è proclamato territorio libero.
28 giugno 1948 - All'interno del Cominform rottura tra Tito e Stalin.
1954 - La Jugoslavia riconosce che Trieste è italiana.
maggio 1955 - Kruscev a Belgrado. Riprendono le relazioni con L'URSS.
luglio 1956 - Nell'isola di Brioni si incontrano Tito, Nehru e Nasser. Elaborano la strategia del "non allineamento".
1971 - Si sviluppa in Croazia un movimento nazionalista. Tito reagisce con il pugno di ferro. Si soffoca la "primavera croata".
1974 - Viene varata la nuova Costituzione. Forte delega al potere locale delle sei repubbliche e delle due nuove provincie autonome (Kosovo e Voivodina). Dopo Tito, la presidenza collegiale della Federazione sarà diretta a turno, per il periodo di un anno, dai rappresentanti delle repubbliche e delle province autonome.
1977 - Trattato di Osimo. Viene risolta la questione del confine tra Italia e Jugoslavia.
4 maggio 1980 - In una Clinica di Lubiana muore Tito.
primavera 1981 - Si solleva la popolazione del Kosovo, chiedendo la costituzione di una vera e propria repubblica: 9 morti e 250 feriti per la repressione che segue.
marzo 1989 - E' ancora rivolta nel Kosovo. Belgrado introduce nella provincia lo stato di emergenza, sospendendo unilateralmente l'autonomia costituzionale del Kosovo ed integrando la regione alla Serbia.
millenovecento90
22 gennaio - La delegazione slovena e quella croata abbandonano il congresso della Lega dei Comunisti jugoslavi in svolgimento a Belgrado. Muore in pratica l'organismo che è stato il motore della Federazione.
1990 - Le prime elezioni parlamentari libere portano al potere in Slovenia Kucan, in Croazia Franio Tudjman, a Belgrado Slobodan Milosevic. Il partito comunista serbo si trasforma in socialista.
23 dicembre - Plebiscito a favore dell'indipendenza nel referendum a cui sono stati chiamati gli sloveni.
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25 gennaio - La Repubblica di Macedonia proclama l'indipendenza.
3 marzo - A Pakrac (Croazia) la minoranza serba occupa alcuni edifici pubblici e si impossessa di armi. Scontri a fuoco con la milizia territoriale croata e intervento dei cingolati federali. Guerra civile evitata per un soffio.
9 marzo - Manifestazione antiregime a Belgrado. Nella repressione intervengono i carri armati (non era mai successo in Jugoslavia): due morti e un centinaio di feriti.
30 marzo - Barricate nel parco nazionale di Plitvice (Croazia). Centinaia di turisti assistono a furiose sparatorie tra serbi e croati. Interviene l'esercito per riportare la calma. Le autorità della regione, la Krajina abitata in gran parte da serbi, hanno decretato la secessione della Croazia e l'unione con Belgrado.
1 maggio - A Borovo Selo (Croazia). Dodici poliziotti croati vengono uccisi da miliziani serbi. Almeno venti le vittime tra gli aggressori.
3 maggio - A Zara i croati si vendicano della strage di Borovo Selo. Assaltati negozi serbi.
12 maggio - A stragrande maggioranza la Krajina sancisce con un referendum la secessione da Zagabria.
15 maggio - La Jugoslavia resta senza presidente federale. La carica toccherebbe al croato Stipe Mesic, ma i serbi si oppongono.
19 maggio - E' referendum per i croati: il 94 per cento di loro vota a favore dell'indipendenza.
25 giugno - Slovenia e Croazia si dichiarano indipendenti.
26 giugno - Interviene l'Armata federale in Slovenia.
27 giugno - Inizia la guerra civile. Si combatte a Lubiana dove entra in vigore il coprifuoco.
Ci saranno dieci giorni di guerra, con 72 scaramucce e 17 morti per la parte slovena e 37 per l'Armata.
1 luglio - Grazie alla mediazione CEE, Stipe Mesic diventa presidente.
2 luglio - Il generale Adzic, capo di Stato maggiore federale, dichiara ufficialmente lo stato di guerra.
Genitori dei soldati di leva dell'Armata Federale invadono il Parlamento a Belgrado, per protesta contro la mobilitazione dei figli.
5 luglio - La CEE decide il blocco delle forniture di armi verso la Jugoslavia; una settimana più tardi seguiranno anche gli USA.
14 luglio - Osservatori CEE arrivano a Zagabria, dove i venti di guerra soffiano con sempre maggior vigore.
23 luglio - Appello di Tudjman alla nazione: "Dobbiamo prepararci alla guerra totale". Il giorno dopo chiede l'intervento dei caschi blu dell'ONU.
16-20 agosto - E' guerra nell'intera Croazia.
23 agosto - Tudjman lancia un'ultimatum all'Armata: se non cessa di appoggiare le formazioni irregolari serbe, la sua presenza in Croazia sarà considerata un'occupazione.
settembre - Al termine di un referendum clandestino, è proclamata la "Repubblica" del Kosovo, riconosciuta dalla sola Albania.
6 settembre - Alla Conferenza di Pace dell'Aia il governo tedesco propone il riconoscimento simultaneo di tutte e sei le repubbliche della federazione Jugoslava ed un'ipotesi di soluzione confederale. La Francia oppone il veto e spinge nella direzione del riconoscimento delle sole Slovenia e Croazia.
8 settembre - Il 95% dei macedoni si esprime per l'indipendenza dalla Jugoslavia; la minoranza albanese diserta le urne.
10 settembre - Il conflitto raggiunge le coste dalmate. Morti e feriti a Zara, Sebenico, Spalato e Dubrovnik.
A Knjazevac, sud-ovest della Serbia, cinquemila riservisti si ribellano contro la mobilitazione forzata.
13 settembre - Zara assediata, si spara anche a Fiume.
15 settembre - La Macedonia è formalmente indipendente.
25 settembre - Con la Risoluzione 713 l'ONU stabilisce un embargo generale e immediato sul trasferimento di materiale militare alle parti in conflitto. Nei fatti sarà continuamente violato.
29 settembre - Carovana internazionale della pace a Sarajevo. Un grande sit-in è organizzato davanti al Parlamento della Bosnia-Erzegovina.
1 ottobre - Inizia l'assedio a Dubrovnik.
6 ottobre - I serbi sono a Pakupsko, 30 km da Zagabria.
7 ottobre - Due Mig federali bombardano il palazzo di Tudjman nel cuore della vecchia Zagabria.
8 ottobre - Scaduta la moratoria, Slovenia e Croazia si proclamano indipendenti.
15 ottobre - La Bosnia-Erzegovina dichiara l'indipendenza.
26 ottobre - L'Armata federale lascia definitivamente la Slovenia.
2 novembre - Il presidente italiano Francesco Cossiga incontra a Nova Gorica il presidente sloveno Kucan. E' il primo Capo di Stato Occidentale in visita ufficiale.
9 novembre - La presidenza federale dimezzata chiede all'ONU l'invio di caschi blu.
17 novembre - Dopo 91 giorni di assedio e migliaia di morti, cade Vukovar, simbolo della resistenza croata in Slavonia.
In Macedonia viene adottata la nuova Costituzione.
27 novembre - Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU vota la Risoluzione 721 che autorizza l'invio di una forza di pace in Jugoslavia.
5 dicembre - Mesic si dimette: "La Jugoslavia non esiste più".
21 dicembre - Per la prima volta l'Istria viene bombardata. Due Mig sganciano ordigni sul piccolo aeroporto di Orsera.
Allarme in Italia, vista la vicinanza dei combattimenti.
25 dicembre - Natale nei rifugi; Osijek, terza città della Croazia, è assediata e sotto le bombe.
29 dicembre - Sei missili cadono alle porte di Zagabria.
millenovecento92
7 gennaio - Un elicottero della CEE con a bordo quattro italiani e un francese viene abbattuto dai Mig federali vicino Varazdin, ai confini tra Croazia, Slovenia e Ungheria. Il 30 settembre 92 il tribunale di Varadzin condannerà a 20 anni di reclusione il pilota del Mig, tenente Emir Sesic, e il comandante della base di Bihac, tenente colonnello Dobrivoje Opacic. I due vivono liberamente in Serbia.
8 gennaio - Belgrado ammette "l'errore". Regolamento di conti all'interno dell'Armata: Eliminati Sloveni e Croati.
15 gennaio - Due giorni dopo il Vaticano, i Paesi della UE e numerosi altri, ma non gli Stati Uniti, riconoscono Slovenia e Croazia.
17 gennaio - Francesco Cossiga anche questa volta è il primo Capo di Stato in visita nella Croazia riconosciuta.
9 febbraio - Referendum organizzato dal governo della Bosnia-Erzegovina per l'indipendenza dalla Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. Il 66% dei cittadini vota per l'indipendenza della Bosnia-Erzegovina (i serbi boicottano le votazioni). Precedentemente in un plebiscito tra i cittadini di nazionalità serba, organizzato dal Partito democratico serbo, il 90 % dei votanti aveva optato per il mantenimento della Bosnia-Erzegovina in seno alla Jugoslavia.
27 febbraio - I serbi di Bosnia proclamano la loro autonomia e danno vita alla Repubblica Serba di Bosnia, presieduta da Radovan Karadzic.
5 marzo - L'inviato dell'ONU Cyrus Vance incontra a Sarajevo i leader delle tre componenti, croati, serbi e musulmani.
9 marzo - Fallisce a Belgrado una manifestazione contro Milosevic. Le opposizioni avevano annunciato un milione di persone in piazza. Riescono a radunarne 40mila.
10 marzo - Il segretario di Stato USA James Baker vola a Bruxelles per una riunione urgente coi ministri degli Esteri dei Dodici: "E' il momento appropriato perchè CEE e Stati Uniti coordinino le loro politiche ed esercitino maggiore forza".
13 marzo - Arriva a Sarajevo il generale indiano Satish Nambiar, comandante dei 14mila Caschi Blu che si dislocheranno nei territori contesi tra Serbia e Croazia entro la fine di aprile. Stabilisce il quartier generale nella capitale bosniaca.
5 aprile - Dimostrazione per la Pace degli abitanti di Sarajevo. I miliziani serbi sparano sui dimostranti. Inizia qui l'agonia della capitale bosniaca.
6 aprile - Sarajevo: continuano le dimostrazioni davanti al Parlamento. I cecchini serbi disperdono la folla. La CEE riconosce ufficialmente l'indipendenza della Bosnia-Erzegovina. Inizia l'assedio a Sarajevo, divampa la guerra civile in tutta la Repubblica.
7 aprile - Gli Stati Uniti riconoscono Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina.
8 aprile - Il presidente Izetbegovic dichiara lo stato di emergenza in tutta la Bosnia-Erzegovina. Durante il mese di aprile avvengono pesanti bombardamenti su Sarajevo da parte delle forze serbe che, in precedenza avevano occupato tutte le postazioni strategiche sopra la città e si erano impossessati degli armamenti nei depositi dell'Armata federale Jugoslava (JNA) e della Difesa territoriale (TO).
27 aprile - Proclamata a Belgrado la nuova Federazione jugoslava. Sarebbe la Terza, ma nessuno la riconosce come tale. La compongono Serbia e Montenegro.
2 maggio - L'Armata federale jugoslava si schiera con le milizie serbe.
Vengono distrutti la posta centrale di Sarajevo e alcuni altri impianti vitalia. Il presidente bosniaco, in ritorno da Lisbona, viene fermato all'aeroporto da soldati federali. Lo rilasceranno il giorno dopo.
8 maggio - Nuove epurazioni ai vertici dell'Armata federale. Destituito il capo di stato maggiore Adzic, al suo posto Zivota Panic.
14 maggio - Bombardamenti ininterrotti su Sarajevo. Il Comandante dei Caschi Blu Nambiar è ostaggio dei Serbi per 24 ore. Una pallottola si conficca nella scrivania di Izetbegovic.
CEE, Croce Rossa e qualche giorno più tardi anche l'ONU lasciano la città.
15 maggio - Maxi fuga di donne, vecchi e bambini dalla capitale assediata. La carovana di 7mila persone è presa in ostaggio dai serbi nel quartiere di Ilidza. Passeranno dopo due giorni di trattative. Secondo stime dell'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite i profughi sono un milione e mezzo nella ex Jugoslavia. L'Italia ne riceve poco più di mille e stanzia fondi per assistere gli altri a casa loro.
L'ONU decide l'invio della Forza di Protezione delle Nazioni Unite (Unprofor), da poco creata.
24 maggio - Elezione di Ibrahim Rugova (LDK, Lega Democratica del Kosovo) alla "presidenza", in uno scrutinio dichiarato illegale da Belgrado.
26 maggio - Bombardato l'ospedale dei bambini di Sarajevo. L'edificio brucia.
27 maggio - Strage dei cittadini di Sarajevo in coda per il pane in via Vase Miskin. Tutte le vittime sono civili.
30 maggio - L'ONU approva la Risoluzione 757 che prevede l'embargo totale contro Serbia e Montenegro ritenute responsabili della guerra in Bosnia. Nella relazione di Boutros Ghali (segretario delle Nazioni Unite) accuse anche contro la Croazia per la presenza di sue truppe che combattono nella Repubblica in fiamme. A Sarajevo viene violentemente bombardato l'edificio del quotidiano "Oslobodjenje".
31 maggio - Elezioni a Belgrado boicottate dall'opposizione. Si reca alle urne il 60 per cento degli aventi diritto. Milosevic ottiene il 40 per cento dei suffragi, 30 per cento al cetnico ultranazionalista Vojislav Seselj. Lo scrittore Dobrica Cosic, consigliere di Milosevic, diventa presidente della federazione serbo-montenegrina.
giugno - Massacri in tutta la Bosnia. Già oltre 20 mila morti. L'armata federale annuncia ufficialmente il suo ritiro dalla Bosnia-Erzegovina. La maggior parte di uomini e mezzi resta però con le milizie serbe.
8 giugno - Con la Risoluzione 758 l'ONU decreta l'invio di osservatori per garantire la sicurezza dell'aeroporto Butmir di Sarajevo, attraverso il quale dovranno arrivare gli aiuti umanitari.
28 giugno - Arriva a Sarajevo il presidente francese Mitterrand. Viene votata la Risoluzione 761 dell'ONU che mette l'aeroporto di Sarajevo sotto il controllo dei caschi blu per l'invio di aiuti umanitari.
A Belgrado in duecentomila in piazza chiedono le dimissioni di Milosevic.
luglio - Il numero dei caschi blu a Sarajevo viene portato a 1600. Mancano acqua, corrente elettrica e i collegamenti telefonici con il resto del mondo sono interrotti.
10 luglio - Al vertice di Helsinki la Csce (in seguito OSCE) decide l'invio nell'Adriatico di navi della UE e della NATO per far rispettare l'embargo contro Belgrado. A nulla serve il precipitoso arrivo del nuovo premier della Federazione serbo-montenegrina, l'industriale miliardario Milan Panic. Promette democrazia, chiede 100 giorni per fermare la guerra in Bosnia. Non riesce ad evitare che il documento finale condanni la Serbia per le violenze e aggressioni contro Bosnia e Croazia e la inviti a mettere fine alla repressione dei diritti umani nel Kosovo e nella Vojvodina.
agosto - Esplode lo scandalo dei lager bosniaci. Il mondo inorridisce davanti alle immagini dei prigionieri nei campi di concentramento serbi (ma ce ne sono anche di croati e musulmani).
2 agosto - Elezioni in Croazia. Trionfano l'HDZ e il presidente Tudjman.
6 agosto - Il Papa sostiene il "diritto-dovere di ingerenza umanitaria degli Stati europei e delle Nazioni Unite nella Bosnia-Erzegovina per disarmare chi vuole uccidere. Questo non è favorire la guerra, ma impedirla".
13 agosto - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vota due risoluzioni sulla crisi balcanica. La prima per autorizzare ogni misura, compreso l'uso della forza militare, per assicurare i rifornimenti di viveri e medicinali alle città assediate; la seconda ordina ispezioni nei campi di prigionia serbi. Tra le innovazioni giuridiche l'impegno ad inserire la "purificazione etnica" tra i crimini di guerra.
25-27 agosto - Conferenza di pace sulla ex Jugoslavia a Londra. La comunità internazionale mette sotto accusa la Serbia e il leader dei serbi della Bosnia, Karadzic, che promette di chiudere i lager e di consegnare ai caschi blu l'artiglieria pesante. L'impegno non sarà mantenuto. Unico risultato, la creazione di un forum permanente a Ginevra co-presieduto da Cyrus Vance (ONU) e David Owen (successore del dimissionario Lord Carrington) per la CEE.
28 agosto - Viene colpita ed incendiata Vijetnica, la Biblioteca Nazionale di Sarajevo. Bruciano oltre 100.000 libri di valore inestimabile.
Crolla anche il moderno edificio blu che ospita la redazione di Oslobodijenie, già colpito infinite volte dalle granate. In tutto questo periodo, il lavoro dei giornalisti della radio e della Tv di Sarajevo, e del quotidiano Oslobodjenje continua. I programmi radiotelevisivi vengono trasmessi dai bunker sotterranei della Rtv, edificio che viene continuamente bersagliato dall'artiglieria e dai cecchini serbi. Le redazioni mantengono la composizione multietnica dei giornalisti. Molti di essi sono uccisi nello svolgimento del loro lavoro.
3 settembre - Sotto l'egida ONU ha inizio la Conferenza di Ginevra.
Viene abbattuto un aereo militare italiano che trasportava coperte a Sarajevo. Muoiono i quattro membri dell'equipaggio. Svolte le indagini, il ministero della Difesa italiano consegna il 16 settembre a Ginevra un rapporto che alimenta i sospetti verso croati e musulmani.
11 settembre - Il veto serbo impedisce la destinazione di caschi blu italiani alla prima linea in Bosnia-Erzegovina. Milleduecento militari italiani si limiteranno al supporto logistico.
15 settembre - Il consiglio di Sicurezza ONU decide con la Risoluzione 776 l'invio di altri 6 mila caschi blu a Sarajevo.
22 settembre - L'Assemblea generale dell'ONU vota l'espulsione della Jugoslavia. E' un provvedimento senza precedenti. La Federazione serbo-montenegrina, se vorrà far parte dell'ONU, dovrà inoltrare una nuova domanda. Per il mondo la Jugoslavia non esiste più.
23 settembre - Il generale Morillon, è nominato capo delle forze ONU in Bosnia-Erzegovina.
30 settembre - Morillon arriva a Sarajevo. Boutros Ghali chiede al Consiglio di sicurezza che i caschi blu in Bosnia siano aumentati da quattro a cinque volte per scortare i convogli umanitari diretti alle città assediate.
ottobre - Primi scontri tra le milizie croate a l'armata bosniaca. La Comunità internazionale annuncia la formazione di un "Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra" nella ex Jugoslavia.
Allo zoo di Sarajevo muore di fame l'ultimo animale rimasto: un orso bruno.
15 novembre - L'UNICEF annuncia che dall'inizio del conflitto, in Bosnia sono morte 128.126 persone, di cui 12.818 bambini. Delle 132.170 persone ferite, 33.042 sono bambini.
dicembre - Primi grandi freddi a Sarajevo. Muoiono anziani dell'ospizio di Nedzarici. La temperatura raggiunge i -20 gradi.
9 dicembre - Entrano in Sarajevo 500 pacifisti italiani di Beati i Costruttori di Pace.
millenovecento93
2 gennaio - Presentazione del Piano Vance-Owen: prevede la suddivisione della Bosnia in dieci cantoni, parti costituenti di una Bosnia unitaria pur se fortemente decentrata. Il piano è accettato dai croati, e rifiutato dai serbi, mentre i musulmani ne accettano solo i principi costituzionali.
9 gennaio - Il vice presidente del governo bosniaco Hakija Turajlic viene ucciso mentre si trova all'interno di un carro armato dei caschi blu, all'aeroporto di Sarajevo.
9/10 gennaio - Raduno ecumenico ad Assisi dove vengono condannate le atrocità commesse in Bosnia-Erzegovina. Intanto proseguono gli scontri tra le forze croate e musulmane nella Bosnia centrale.
14 febbraio - Partono voli umanitari da Ancona (Falconara) per Sarajevo. Il nuovo ponte aereo sostituisce quello vecchio di Zagabria, reso insicuro dai combattimenti in zona.
16 febbraio - Gli USA respingono il piano Vance-Owen e ne propongono uno nuovo in sei punti. Al Festival di Berlino viene presentato il film documentario di Bernard Henry-Levy: "Un jour dans la mort de Sarajevo".
1 marzo - Gli USA, sotto l'egida ONU, iniziano il lancio di aiuti umanitari sulle cittadine assediate della Bosnia orientale.
marzo - Nasce "Facciamo Pace !".
maggio - Dopo mesi di assedio cade in mano serba la città bosniaca di Srebrenica.
Tre volontari italiani (Guido Puletti, Sergio Lana, Fabio Moreni) vengono uccisi a Gorni Vakuf (nell'Erzegovina) da un gruppo paramilitare. Facevano parte del Coordinamento bresciano per la ex-Jugoslavia, e sono probabili vittime della "guerra dei convogli" che si e' scatenata fra le parti in lotta.
9 maggio - I Croati, già alleati dei mussulmani contro i serbi, a Mostar (dalla quale i serbi si sono ritirati da oltre un anno), danno il via all'attacco contro la cittadina. Si rompe del tutto l'alleanza croato-mussulmana.
22 maggio- L'ONU istituisce sei "zone di sicurezza" a maggioranza musulmana, presidiate dai Caschi Blu: Sarajevo, Tuzla, Zepa, Goradze, Srebrenica, Bihac.
25 maggio - Con la Risoluzione 827 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU adotta lo Statuto del "Tribunale Internazionale Penale per le violazioni del Diritto Umanitario nella Ex-Jugoslavia". La sede è all'Aia, la presidenza è affidata all'italiano Antonio Cassese. (vedi scheda)
giugno - A Sarajevo due granate fanno una strage tra le persone in fila per l'acqua.
luglio - Nasce il Piano Owen-Stoltemberg: prevede l'unione di tre repubbliche e la creazione del distretto di Sarajevo. Serbi e croati accettano, non i musulmani.
agosto - L'iniziativa pacifista internazionale "Mir Sada" (pace ora) non riesce ad entrare in Sarajevo come negli obiettivi, se non con un piccolissimo gruppetto.
24 agosto- I croati di Bosnia fondano la Repubblica di Herceg-Bosna.
3 ottobre - Gabriele Moreno Locatelli, volontario di "Beati i Costruttori di Pace", viene ucciso a Sarajevo da un cecchino mentre partecipa ad una manifestazione per la pace.
6 ottobre - Ucciso dalla polizia bosniaca a Sarajevo Musan Topalovic, il famigerato "comandante Caco", uomo della malavita depositario di molti segreti della difesa della citta'.
21 ottobre - Fikret Abdic, presidente dell'enclave di Bihac, firma la pace con i serbi e i croati; Bihac viene considerata esterna al mini-stato musulmano. Sarajevo definisce l'accordo "un complotto per distruggere la repubblica di Bosnia".
9 novembre - abbattuto dai croati di Bosnia il ponte vecchio di Mostar del 1556. Cade un simbolo di unità per tutta la ex-Jugoslavia.
dicembre - a Belgrado, Zagabria e Sarajevo viene organizzata l'iniziativa pacifista "Tre città, una pace".
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gennaio - Una granata uccide un gruppo di bambini a Sarajevo, mentre giocano con la slitta. A Mostar una granata uccide tre giornalisti italiani.
febbraio - Alcune granate cadono sull'affollato mercato Markale del centro di Sarajevo. Oltre sessanta i morti.
La NATO minaccia di bombardare le postazioni serbe su Sarajevo; due caccia serbi in volo nella zona di Banja Luka vengono intercettati dai caccia americani ed abbattuti. Ultimatum della NATO: entro 10 giorni i serbi di Bosnia devono arretrare l'artiglieria pesante di almeno 20 km dalla città e metterla sotto il controllo ONU.
1 marzo - Croati e mussulmani firmano un accordo per la creazione di una Confederazione croato-mussulmana di Bosnia (fra le altre cose porterà ad una lenta smilitarizzazione della città di Mostar ed alla sua amministrazione da parte di un Commissario Europeo). A Sarajevo viene riaperto il ponte Brastva Jedinstva ("unità e fratellanza"), che divide la zona occupata dai serbi dal resto della città.
8 marzo - Duemila donne scendono in piazza a Sarajevo a manifestare per la pace.
5 luglio - Il "Gruppo di Contatto" (USA, Russia, Germania, Francia, Gran Bretagna) presenta un'ipotesi di suddivisione del territorio: 49% all'entità serba (che ne controlla il 70%), 51% alla federazione croato-musulmana. A Pale oltre il 90% della popolazione della Repubblica serbo-bosniaca respinge con un referendum il piano, entrando in conflitto con la Serbia di Milosevic, che si era dichiarata favorevole.
31 agosto - Il governo di Belgrado annuncia il blocco dei rapporti con la Repubblica serba di Bosnia e la chiusura del confine.
L'autoproclamata repubblica indipendente di Bihac cade in mano all'esercito bosniaco, mandato da Sarajevo. La Croazia rifiuta l'ingresso dei profughi che premono ai confini.
7 settembre - A causa degli elevati pericoli per l'incolumità della popolazione, il Papa decide di rinviare la sua visita a Sarajevo.
14 settembre - Con schiacciante maggioranza il Congresso USA dà il via libera alla revoca unilaterale dell'embargo sulla vendita delle armi alla Bosnia.
14 dicembre - Il leader serbo-bosniaco Karadzic presenta un piano di pace in sei punti e sollecita la mediazione di Jimmy Carter. La missione sfocia in un accordo di tregua tra le parti dal 1 gennaio al 30 aprile.
millenovecento95
gennaio - Sarajevo è assediata da oltre mille giorni.
13 febbraio - Per la prima volta il Tribunale dell'Aia rinvia a giudizio 21 serbi accusati di aver compiuto crimini contro l'umanità nel campo di Omarska.
31 marzo - L'ONU rinnova per altri otto mesi il mandato dei caschi blu e decide la creazione di tre contingenti separati per Bosnia, Croazia e Macedonia. I caschi blu nella ex-Jugoslavia sono 43.000.
1 maggio - Scaduta la tregua, si riaccende violentissimo il conflitto. Con un'operazione definita dalle autorità di "polizia" l'esercito croato conquista diverse città della Slavonia occidentale; ottiene, dopo tre giorni di bombardamenti nella zona di Pakrac, il controllo dell'autostrada Zagabria-Belgrado; ammassa truppe anche su altri fronti, soprattutto intorno alla capitale della Krajina serba Knin e nei dintorni di Glina. Dopo tre anni di relativa calma le aree protette ONU, le Krajine, sono cosi invase dall'esercito croato. I profughi serbi sono migliaia. La sede ONU di Zagabria denuncia operazioni di pulizia etnica da parte dei croati nell'area di Pakrac. Gli uomini sono deportati in campi di prigionia in Croazia.
2 maggio - Zagabria è colpita per due giorni di seguito da granate. Cinque morti e decine di feriti. E' la risposta dei serbi di Krajina all'attacco croato dei giorni precedenti.
maggio - Al Festival di Cannes vince la "Palma d'Oro" il film "Underground" del regista bosniaco (ma vive a Parigi) Emir Kusturica, sulle guerre in Ex-Jugoslavia.
2a metà di maggio - In seguito alla mancata consegna di armi pesanti nei termini concordati, aerei NATO bombardano obiettivi militari serbo-bosniaci attorno a Pale.
I serbo-bosniaci prendono in ostaggio diverse decine di Caschi Blu ONU e li incatenano ad obiettivi militari sul loro territorio. In Adriatico arrivano portaerei inglesi, francesi, e statunitensi. Sarajevo è sottoposta ad un furioso bombardamento; resta senza gas, acqua, luce.
2 giugno - Un caccia USA della NATO è abbattuto dalla contraerea serbo-bosniaca sopra Banja Luka. Vengono catturati altri Caschi Blu, ed altri liberati. L'ONU progetta una "forza d'intervento rapida".
Karadzic dichiara di considerare i Caschi Blu quali nemici presenti sul loro territorio.
28 giugno - Per una granata serba contro la sede della TV bosniaca muore un agente e 36 persone rimangono ferite: sono giornalisti provenienti da tutto il mondo. A Bruxelles la Nato approva un piano per un eventuale richiamo dei Caschi Blu dalla Bosnia: in caso di richiesta dell'ONU tutto è pronto per inviare in 4-6 settimane 60.000 uomini a coprire il ritiro dell'UNPROFOR.
30 giugno - Il governo bosniaco respinge Yasushi Akashi, rappresentante speciale per la ex-Jugoslavia del segretario generale dell'ONU Butros-Ghali. La leadership di Sarajevo critica fortemente l'ONU per la mancata difesa delle aree dichiarate protette dall'ONU e per il mancato rifornimento di aiuti umanitari alla capitale. Granate su un mercatino di Sarajevo uccidono quattro persone.
A Bonn il Parlamento approva il piano di Kohl per l'invio dei Tornado a sostegno delle forze ONU in Bosnia. Per la Germania è il primo dispiegamento di soldati in una zona di guerra dall'epoca della seconda guerra mondiale.
3 luglio - Nella sacca di Bihac assediata dai serbi e nell'enclave mussulmana di Srebrenica muoiono per fame 10 persone.
11 luglio - Srebrenica, proclamata dall'ONU zona protetta, cade nelle mani dei miliziani serbi. Ventimila civili fuggono dalla città alla ricerca di un rifugio; i Caschi Blu olandesi che dovevano proteggere gli abitanti dell'enclave musulmana sono costretti alla ritirata.
15 luglio - I Serbi attaccano Zepa, l'altra enclave mussulmana della Bosnia orientale dichiarata dall'ONU "zona protetta". Gli Usa decidono di inviare trecento elicotteri da combattimento a difesa dell'enclave di Gorazde.
Da Srebrenica e Tuzla fuggono quarantamila persone. Mancano all'appello tremila profughi: oltre alle truppe regolari dei Serbi sul posto opera il reparto di "Arkan", estremista serbo specializzato in pulizia etnica.
18 luglio - L'enclave musulmana di Zepa resiste all'assedio dei serbi. Entrambe le fazioni prendono in ostaggio soldati ONU: i mussulmani per sollecitare i cacciabombardieri della NATO ad intervenire in loro difesa, mentre i serbi minacciano di ucciderli in caso di attacco aereo.
20 luglio - L'enclave di Zepa cade in mano serba.
25 luglio - Usa, Francia e Gran Bretagna lanciano un ultimatum al comandante dei serbo-bosniaci Mladic: "Nuovi attacchi serbi contro le zone di sicurezza ONU verranno puniti con bombardamenti aerei della Nato". Ma a Bruxelles ONU e NATO non trovano un accordo per mantenere la minaccia di raid contro i serbi.
26 luglio - Il Tribunale Internazionale dell'Aia per i crimini di guerra nella ex-Jugoslavia (TI, d'ora in poi) ordina l'arresto del leader dei serbi di Bosnia Radovan Karadzic e del generale Ratko Mladic per "genocidio e crimini contro l'umanità".
29 luglio - I Croati attaccano la Krajina. Le forze croato-bosniache affiancate dalle unità dell'esercito regolare croato arrivano a Bosansko Grahovo, situata a sud-est di Bihac, e a una trentina di Km da Knin (roccaforte serba della Krajina).
Tensioni Usa-Russia sull'intervento croato in Krajina.
3 agosto - A Ginevra falliscono i negoziati tra le autorità croate e i ribelli serbi della Krajina. Vengono bombardate città croate al confine.
6 agosto - Knin, capitale della Krajina, viene conquistata dai Croati. Centinaia di morti, decine di case distrutte, trentamila civili serbi fuggono dalle regioni circostanti (proprio a Knin il 17 agosto '90 iniziò la ribellione dei serbi di Croazia contro le autorità di Zagabria; un anno dopo esplose la guerra; migliaia di croati furono cacciati dalle loro case o uccisi dalla pulizia etnica serba).
10 agosto - Salta a Mosca il vertice voluto da Eltsin tra Tudjman e Milosevic. Tudjman si rifiuta per l'assenza di Izetbegovic.
Seconda metà di agosto - In Bosnia centrale il conflitto non si ferma. Clinton ripropone un piano di spartizione della Bosnia in due aree compatte per Serbi (49 %) e Croato-Musulmani (51%): Izetbegovic rifiuta.
L'ONU accusa Zagabria per le atrocità contro i Serbi della Krajina.
Tadeus Mazowiecki si dimette per protesta dal suo incarico di relatore ONU per i diritti umani nella ex Jugoslavia. Il suo ultimo rapporto denuncia gli orrori di Srebrenica e l'incapacità dell'Occidente di assumersi le proprie responsabilità nei confronti della guerra, in particolare per la mancata difesa delle aree dichiarate protette dall'ONU.
28 agosto - Nuovo massacro a Sarajevo: I serbi (però fonti successive dell'ONU, mai smentite, affermano che la provenienza è dalle stesse postazioni bosniache) lanciano 5 granate sul mercato principale. 39 morti e 89 feriti.
30 agosto - Raid aereo della NATO contro le postazioni serbe intorno a Sarajevo, Tuzla e Gorazde. Forti proteste da Mosca.
1 settembre - I Serbo-bosniaci ritirano le armi pesanti intorno a Sarajevo.
I raid aerei vengono sospesi e Washington convoca una conferenza di pace a Ginevra.
3-10 settembre - I Serbi rifiutano le condizioni dell'ONU e ricominciano ad assediare Sarajevo. Immediatamente riprendono i raid aerei della Nato (causando vittime anche tra i civili) nelle aree sotto il controllo serbo. I profughi serbi che si accalcano attorno a Banja Luka sono decine di migliaia, la situazione è esplosiva anche per la pressione dei croati, ormai molto vicini e sul punto di dilagare.
8 settembre - A Ginevra vengono raggiunti i primi Accordi di Principio tra le parti in conflitto per una soluzione negoziata della crisi. L'iniziativa è della diplomazia USA, che nell'estate ha completato un'inversione sostanziale delle proprie posizioni (accettando i principi della divisione etnica e del riconoscimento delle conquiste territoriali).
26 settembre - A New York, secondo round dei negoziati che portano agli Accordi di Principio.
3 ottobre - Attentato contro Kiro Gligorov, Presidente della Macedonia, tenace mediatore. Dovrà abbandonare la presidenza.
12 ottobre - Entra in vigore il "cessate il fuoco". Le violazioni sono molte, ma l'accordo è sostanzialmente rispettato.
21 novembre - Nella base militare di Dayton (Ohio, USA) il Piano di Pace degli Stati Uniti viene firmato da Milosevic (rappresentante "di tutti i serbi"), Tudjman (per i Croati) e Itzebegovic (per la Bosnia, ma in realtà rappresentante solo dei musulmani bosniaci).
14 dicembre - Ratifica a Parigi del trattato di Dayton. (vedi scheda). E' una vera sfida alle leggi dell'equilibrio ! Negli ambienti diplomatici internazionali circolerà questa disincantata definizione del trattato: "una pace oscena, fondata sulle divisioni etniche e sul diritto del più forte, ma ormai l'unica possibile".
La NATO e non più l'ONU vigilerà sul rispetto degli accordi (l'Italia punta i piedi per una propria maggiore presenza).
millenovecento96
20 gennaio - La forza di pace della NATO, l'IFOR, sostituisce l'UNPROFOR.
7 febbraio - Tensione alta in tutta la Bosnia. A Mostar viene ucciso un soldato croato per rappresaglia al ferimento di due poliziotti musulmani. A Sanski Most avviene una sparatoria, senza conseguenze gravi, tra soldati inglesi dell'IFOR e miliziani serbi. A Sarajevo, in vista della scadenza di marzo alla quale la città passerà interamente in mano musulmana, migliaia di serbi hanno abbandonato le proprie case. La NATO invia propri uomini nei quartieri serbi per cercare di rassicurare la popolazione. Nel frattempo Karadzic da Pale lancia dalla TV un ennesimo gesto di sfida criticando Milosevic per aver sepolto il sogno di una "Grande Serbia".
13 gennaio - Visita del Presidente Clinton ai soldati americani nella città di Tuzla, dove peraltro sbarcano i primi 400 soldati russi dei 1600 che dovrebbero stanziarsi in Bosnia a seguito degli accordi di Dayton.
Intanto Karadzic fa sapere al Segretario NATO Solana che se la data del passaggio dei poteri della città di Sarajevo non verrà prorogata dal 15 marzo al 15 settembre, scatterà l'esodo massiccio della popolazione serba, con conseguente resistenza armata e distruzione sistematica delle case. Solana ribadisce che non ci sarà alcun slittamento, ma afferma anche che le truppe IFOR non possono garantire un servizio di polizia internazionale che salvaguardi la sicurezza dei serbi che decidono di rimanere.
16 gennaio - Viene anticipato l'arrivo dei bersaglieri italiani, previsto per fine mese, per dare inizio al pattugliamento logistico della zona d'ingresso a Goradze, in vista del suo passaggio sotto la giurisdizione bosniaca dal 15 marzo.
27 gennaio - Raggiunto un accordo per la liberazione dei prigionieri di guerra tra la Repubblica di Pale e la Federazione Croato-Musulmana.
A Vienna, dopo tre settimane di negoziati vengono formalmente adottate le "misure di fiducia e di sicurezza" in campo militare.
febbraio - Attentati dinamitardi in Kosovo, rivendicati dall'UCK (Esercito di Liberazione del Kosovo) che fa così il suo ingresso in scena.
2 febbraio - Scalfaro raggiunge Sarajevo per far visita a rappresentanti ufficiali delle varie etnie in lotta: il presidente bosniaco Itzebegovic, il rappresentante della federazione Croato-Musulmana Zubak, il presidente del Consiglio Civico serbo di Sarajevo Pejanovic.
In Croazia la tensione sale per via del problema, non adeguatamente affrontato a Dayton, dell'annessione ufficiale alla Croazia della Slavonia Orientale (ora occupata dalla minoranza serba secessionista). I serbi prospettano di cedere questi territori solo in cambio della penisola dalmata di Prevlaka, che controlla l'accesso ad una importante base della Marina Militare.
3 febbraio - Si apprende che la Francia si appresta a riconoscere unilateralmente l'autoproclamata repubblica Serbo-Montenegrina, inviando un ambasciatore a Belgrado: la decisione pare scaturire dal timore di possibili atti ostili dei serbi nei confronti della forza multinazionale. Gli altri governi occidentali giudicano però l'azione ancora "non matura".
4 febbraio - Muore per una mina un soldato americano, proprio durante la visita del Segretario di Stato Americano Cristopher.
A Sarajevo alcuni cecchini continuano a sparare, causando il ferimento di due soldati inglesi.
I soldati italiani prendono il controllo del cosiddetto "ponte dei cecchini".
7 febbraio - Vengono arrestati dalla polizia Croato-Musulmana alcuni soldati ed alti ufficiali dell'esercito serbo-bosniaco, accusati di essere "criminali di guerra"; la loro posizione dovrà essere esaminata dal T.I. dell'Aia.
Per tutta risposta il governo di Pale interrompe il dialogo con la controparte finchè non verranno rilasciati i prigionieri. L'IFOR si schiera dalla parte dei serbi, giudicando l'arresto imprudente e gravido di incognite, attirandosi le critiche dell'opinione pubblica internazionale.
8 febbraio - A Mostar una folla di croati inferociti assedia e minaccia di linciare il Sindaco tedesco dell'UE Koschnick, secondo il Sindaco croato Brijkovic resosi colpevole di aver creato delle circoscrizioni elettorali inaccettabili.
9 febbraio - Il sottosegretario USA Holbrooke torna in Bosnia per cercare di far rientrare le tensioni cresciute a causa dei fatti di Mostar e Sarajevo. I serbo-bosniaci dichiarano di voler chiudere le frontiere se non verranno rilasciati i prigionieri. Holbrooke dichiara che in nessun caso possono cambiarsi gli accordi di Dayton.
17 febbraio - Un'unità speciale della forza NATO scopre vicino a Sarajevo un covo di addestramento di terroristi: undici arrestati, otto bosniaci e tre iraniani. Convince poco la versione di Itzebegovic, che giustifica la presenza del covo come unità antiterroristica, ed i tre iraniani come ambasciatori iraniani accreditati da Teheran.
18 febbraio - Vertice sulla tenuta della pace a Roma, sotto la presidenza italiana dell'UE; i tre rappresentanti ex-jugoslavi si fronteggiano su temi chiave: la suddivisione della città di Mostar, il controllo totale di Sarajevo alle truppe governative bosniache, l'arresto dei due alti ufficiali serbo-bosniaci (attualmente agli arresti in Olanda).
20 febbraio - A meno di ventiquattro ore dal vertice di Roma, in cui si sono ridefinite le basi per proseguire nell'attuazione degli accordi di Dayton, i serbo-bosniaci pongono un ostacolo alle intese firmate dai tre rappresentanti ufficiali: il vice capo dell'esercito di Pale diserta l'appuntamento con gli altri responsabili militari, convocato per tentare di superare le tensioni in atto, dando ad intendere che "se Belgrado firma, è Pale che decide".
21 febbraio - A Sarajevo continua il massiccio esodo delle famiglie serbe dai 5 quartieri che passeranno sotto il controllo croato-musulmano. Sembra che il governo di Pale intimi di abbandonare le case, paventando tanto la minaccia di rappresaglie da parte dei musulmani-bosniaci, quanto l'ingresso in massa di migliaia di profughi nei confini della Serbia, con grande disagio ed imbarazzo di Milosevic.
Mostar è dichiarata "città aperta", anche se per un solo quartiere, e in teoria si può adesso attraversare il vecchio limite croato-musulmano senza incorrere in posti di blocco. Di fatto è fortissima la resistenza da parte croata a che la città sia nuovamente accessibile a tutti.
23 febbraio - Pale annuncia che non tratterà se non verranno prima liberati i due alti ufficiali attualmente detenuti all'Aia: sembra che questi stiano attivamente collaborando con i magistrati, probabilmente in cambio della promessa di impunità, con grande timore della leadership serbo-bosniaca che vedrebbe aumentare i capi d'imputazione a suo carico.
25 febbraio - Più distesi i rapporti tra NATO e serbo-bosniaci dopo la decisione di questi ultimi di riprendere i contatti con le forze internazionali.
Tensioni invece nel "gruppo di contatto" a causa della decisione di Mosca di abolire unilateralmente l'embargo ai serbo-bosniaci.
1 marzo - Dopo quattro anni Sarajevo non è più sotto l'assedio serbo: con il passaggio ai musulmani del sobborgo di Ilidja, la capitale è di nuovo collegata al resto del territorio croato-musulmano. Ilidja era, quattro anni fa, il maggiore sobborgo a presenza serba, 17.000 persone: oggi ne restano duemila.
I prossimi appuntamenti cruciali saranno ora il rientro graduale dei due milioni di rifugiati e le elezioni politiche, previste per l'estate.
2 marzo - Rimarrà in carcere e sarà processato per crimini di guerra e contro l'umanità il generale Djordje Djukic: lo ha deciso il T.I. dell'Aia.
3 marzo - Ventimila persone in piazza a Belgrado contro il regime: l'opposizione serba fa sentire la sua voce proprio mentre il Partito Socialista riconferma alla presidenza Slobodan Milosevic.
12 marzo - Primi passi di Serbia e Croazia verso un riavvicinamento: i due ministri degli Esteri decidono la riapertura dell'autostrada Belgrado-Zagabria e dei voli diretti tra le due capitalia.
20 marzo - Dopo quattro anni Sarajevo torna una città unita: l'ultimo quartiere a presenza serba (Grbavica) passa sotto la giurisdizione croato-bosniaca. I serbi abbandonando il quartiere bruciano e minano molte abitazioni. Sfuma la possibilità, almeno a breve termine, di ricostruire la Sarajevo multietnica vissuta dal dopoguerra al '92. Anche a Goradze si completa il trasferimento degli abitanti serbi: la città torna sotto la giurisdizione croato-bosniaca.
Definito il disegno di mappa etnica stabilita a Dayton.
A settembre sono previste le elezioni democratiche che dovrebbero dar vita al Parlamento unitario fra le due Confederazioni.
23 marzo - Il T.I. dell'Aia emette un mandato di cattura per quattro croato bosniaci sospettati di crimini contro l'umanità. Due di essi sono già stati arrestati: l'accusa è di tortura ed omicidio di centinaia di prigionieri serbi in campi di prigionia istituiti all'inizio del conflitto nei pressi di Konjic. Con questo atto il T.I. ribadisce il suo impegno a perseguire i crimini indipendentemente dalla nazionalità di chi li compie.
6 aprile - Il "Los Angeles Times" rivela che Bill Clinton avrebbe dato il benestare americano all'afflusso di armi da Teheran alle milizie musulmane attraverso Turchia e Croazia, nonostante l'embargo internazionale al traffico d'armi in Bosnia. La scelta di Clinton pare scaturire dalle pressioni crescenti dell'opinione pubblica americana sul Congresso statunitense per un maggior intervento a favore del governo di Sarajevo.
9 aprile - Belgrado riconosce l'indipendenza della Repubblica di Macedonia; secondo il Ministro degli Esteri tedesco Kinkel cade l'ultimo impedimento per i paesi dell'UE al riallacciare i rapporti diplomatici con l'attuale Jugoslavia (Serbia e Montenegro). Invece la Grecia annuncia la totale disapprovazione per il riconoscimento con il nome di Macedonia (che a suo giudizio andrebbe modificato in "Fyrons", per evitare confusione con l'omonima regione greca).
11 aprile - I governi italiano e tedesco annunciano l'imminente ritorno degli ambasciatori a Belgrado; quelli del Regno Unito hanno già occupato le sedi.
21 aprile - A Bosansky Brod un gruppo di croato-bosniaci è preso a sassate da serbo-bosniaci mentre cerca di visitare un cimitero cattolico. Due giorni dopo, circa seicento rifugiati serbo-bosniaci che cercano di visitare le loro case a Glamoc vengono respinti dai croati.
24 aprile - Due musulmano-bosniaci sono feriti da serbo-bosniaci perchè cercano di visitare le loro case. Incidenti anche presso la base americana a 20 km da Tuzla. Una settimana più tardi due musulmani vengono uccisi e dieci feriti mentre cercano di rientrare nelle loro case nel villaggio di Sjenina, controllato dai serbo-bosniaci.
In Kosovo si verificano nuovi scontri tra la maggioranza di etnia albanese e la minoranza serba, provocando cinque morti. E' in preoccupante crescita la tensione tra le due parti, anche a causa del recente massiccio arrivo di profughi serbi provenienti dalle Kraijne.
L'invio dei profughi ha lo scopo di riequilibrare i rapporti tra le etnie; questa scelta provoca la dura reazione della "Lega democratica del Kosovo" (partito di maggioranza dell'etnia albanese), che dichiara come "la pazienza degli albanesi è ormai al limite e non saranno sopportate ulteriori vessazioni da parte dell'Autorità Serba e della sua Milizia".
8 maggio - Si apre all'Aia il primo processo per crimini contro l'umanità commessi nell'ex-Jugoslavia. Alla sbarra c'è il serbo-bosniaco Tadic, considerato esecutore materiale di almeno trenta omicidi, stupri e torture nei confronti di prigionieri di guerra rinchiusi nel Campo di Omarska all'inizio del conflitto. Tadic è stato arrestato in Germania nel febbraio '94, perchè riconosciuto da alcuni prigionieri sopravvissuti al Campo di prigionia: si dichiara innocente e vittima di uno scambio di persona. Rischia l'ergastolo.
9 maggio - Ad Hadzici musulmano-bosniaci impediscono a un gruppo di serbi di visitare le loro case.
16 maggio - Karadzic silura "per incompetenza" il suo vice-presidente, Kasagic, considerato un moderato.
A Belgrado Milosevic destituisce il Governatore della Banca Centrale Avramovic, colpevole di essersi dichiarato favorevole alla rinuncia all'eredità patrimoniale jugoslava ed al perseguimento di una politica monetaria restrittiva, così come auspicato dalla comunità occidentale.
Il vice-premier serbo ammette la grande difficoltà dell'economia serba e chiede l'aiuto finanziario occidentale, ma aggiunge che la Serbia non potrà continuare a sottostare alle richieste di contropartite condizionali quali la consegna degli accusati di crimini Karadzic e Mladic.
19 maggio - Karadzic nomina Gojko Klickovic nuovo primo ministro; i moderati, astenutisi dalla votazione, sono sconfitti.
29 maggio - A Mostar viene raggiunto un accordo per le elezioni della municipalità: sono rinviate dal 31 maggio al 30 giugno.
2 giugno - Milosevic e Rugova (il leader della resistenza non-violenta in Kosovo) firmano un accordo per la riapertura di scuole ed Università in cambio della promessa di astensione degli albanesi alle elezioni jugoslave. Il compromesso non sarà praticamente mai applicato.
15 giugno - Viene fissata al 14 settembre la data delle elezioni in Bosnia. Viene inoltre raggiunto un accordo per il graduale disarmo dell'area balcanica.
Nonostante il richiamo del T.I. e dell'OSCE sulla assoluta necessità di procedere all'arresto di tutti gli accusati di crimini contro l'umanità (Karadzic e Mladic in testa), la Comunità internazionale si pronuncia solo contro il loro riapparire sulla scena politica.
Il primo ministro serbo-bosniaco tuona accuse di fuoco contro il T.I. dell'Aia, definito uno strumento politico, e dichiara che non consegnerà nessun suo concittadino. Aggiunge che non esclude la partecipazione di Karadzic alle prossime elezioni.
Ufficiosamente si prospetta una proroga a tutto il '97 della presenza dell'IFOR in Bosnia.
28 giugno- "Facciamo Pace !" diventa Associazione.
30 giugno - A Mostar, le elezioni municipali consegnano la maggioranza del Consiglio Comunale ai musulmani, grazie ad un vincente accordo di coalizione nelle sette municipalità in cui viene divisa la città. I croati minacciano di non riconoscere i risultati.
giugno- Cade il veto italiano, e la Slovenia viene "associata" all'Unione Europea.
2 luglio - Karadzic rinuncia alla presidenza serbo-bosniaca, in favore di Biljana Plavsic (teorica "dell'impossibilità biologica" di convivere con croati e musulmani); ma viene rieletto presidente del partito, continuando così a controllare il potere.
7 luglio - Le forze dell'IFOR bloccano l'accesso al Quartiere Militare di Mladic a Han Pijesiak.
9 luglio - Il Pubblico Ministero del T.I. chiede la formale emissione del mandato di cattura: entro due giorni il Tribunale potrebbe convalidare la richiesta. Intanto c'è polemica tra USA, che vorrebbe l'arresto, e l'Europa, che segue una linea più morbida.
17 luglio - Holbrooke torna in Bosnia, per dirimere la questione del mandato di cattura per Karadzic e Mladic. Tenta la carta del coinvolgimento di Milosevic, agitando la minaccia di sanzioni internazionali: il leader serbo non ha però interesse alla consegna dei due personaggi, temendo di poter essere da loro coinvolto. Si sente parlare di un possibile blitz dei servizi segreti di Belgrado, per l'eliminazione di Karadzic.
19 luglio - Ultimatum di Holbrooke a Karadzic: dimissioni entro la mezzanotte o il suo partito non sarà ammesso alle elezioni del 14 settembre.
Karadzic lascerà la presidenza del partito democratico di Serbia (SDS).
4 agosto - A Mostar scade l'ultimatum dell'UE per l'insediamento del nuovo Consiglio Comunale a maggioranza musulmana: dovrebbe acquisire il pieno potere sulla città, ma i croati non ci stanno. La settimana successiva sarà negoziato un accordo: maggioranza ai musulmani, sindaco ai croati, cantone della Neretva ai musulmani.
8 agosto- Ad Atene si incontrano Milosevic e Tudjman: Croazia e Jugoslavia si riconoscono reciprocamente, e si accordano per il rientro dei profughi; resta un nodo: la penisola di Prevlaka, in territorio croato ma in mano serba.
12 agosto - L'IFOR accerchia e smantella un deposito d'armi a nord di Pale che i serbo-bosniaci non hanno consegnato così come previsto dagli accordi di Dayton.
20 agosto - L'OSCE rinvia le elezioni amministrative previste per il 14 settembre, in concomitanza con le politiche; la motivazione: "non è possibile garantire la regolare iscrizione alle liste elettorali". Da più parti vengono avanzati dubbi sulla regolarità delle operazioni di voto. I portavoce ufficiali continueranno a ripetere: "oggi non si potrebbe fare di più".
23 agosto- Milosevic riconosce ufficialmente le frontiere croate, comprese quelle della Slavonia.
31 agosto- La Repubblica croata di Herceg-Bosna viene ufficialmente sciolta.
11 settembre - Il T.I. dell'Aia annuncia di aver localizzato una nuova fossa comune presso il villaggio di Pilice, 20 km a nord di Zvornik: secondo l'ONU nasconderebbe i resti di 1700 musulmani uccisi dai miliziani serbi dopo la conquista di Srebrenica, nel luglio '95.
13 settembre - Il Tribunale dell'Aia incrimina un generale croato per "crimini di guerra". Per la prima volta in un atto di incriminazione Zagabria viene formalmente accusata di aver partecipato alla guerra in Bosnia (la presenza di truppe croate è stata accertata tra il '92 e il marzo '94).
14 settembre - Si vota. Il clima è teso, ma non si hanno incidenti significativi.
18 settembre - Vincono ovunque i nazionalisti: viene definitivamente sancita la divisione etnica della Bosnia.
Il partito HdZ di Zubak ottiene un plebiscito tra i croati, ma in tutto ha solo 350mila voti. Il Partito Democratico Serbo (SDS) di Krajsnik ne ottiene quasi 700mila, ma il partito moderato serbo di Silajdzic ne ottiene altri 300mila, disperdendo il voto serbo. Più compatto il voto musulmano, in quanto a favore di Itzebegovic votano in oltre 730mila: è lui il vincitore assoluto, e di conseguenza "il Presidente di tutta la Bosnia". fino al '98. L'OSCE accerterà dei brogli (soprattutto a favore del SDA), ed una percentuale di votanti pari al 107%, ma sceglierà di non invalidare le votazioni (su pressioni USA).
I risultati definitivi comunque diranno: SDA (musulmano) 40%, SDS (serbo) 22%, HDZ (croato) 14%; le liste miste e per la convivenza il 12% in tutto.
I tre membri devono trovare l'unanimità sulla politica estera, doganale, monetaria; è comunque possibile assumere decisioni con due soli voti favorevoli "qualora siano falliti tutti gli sforzi per raggiungere l'unanimità" (sic).
19 settembre - In Germania una trasmissione televisiva dimostra che i servizi segreti tedeschi hanno attivamente partecipato al commercio d'armi con la Bosnia tra il '92 e il '94, in violazione all'embargo internazionale.
21 settembre - L'OSCE annuncia che le elezioni municipali si terranno tra il 22 e il 24 novembre.
25 settembre - Attorno a Tuzla l'ONU riesuma quattrocento corpi da fosse comuni.
Intanto la NATO annuncia la possibile proroga della missione dell'IFOR: ogni decisione sarà presa solo dopo le elezioni USA in novembre.
30 settembre - Prima riunione a Sarajevo della Presidenza congiunta della Bosnia: sono presenti i tre presidenti.
3 ottobre - A Parigi si incontrano Milosevic e Itzebegovic: Bosnia e Jugoslavia (Serbia e Montenegro) riprendono le relazioni diplomatiche. Milosevic riconosce le frontiere della Bosnia risultanti dallo smembramento della vecchia federazione Jugoslava.
5 ottobre - Prima seduta del Parlamento interetnico: i serbi disertano, in polemica perchè la sede è a Sarajevo.
8 ottobre - Tudjman accetta che l'ONU continui ad amministrare la Slavonia orientale fino alla primavera '97 (tre mesi oltre il mandato previsto).
10 ottobre - I serbo-bosniaci e l'SDA di Izetbegovic, chiedono il rinvio delle amministrative fissate per il 23/24 novembre: è previsto il voto anche nel comune di residenza di prima della guerra, e le diverse parti temono di perdere il controllo nelle zone ora assegnate loro.
14 ottobre - Viene ripristinata la linea di bus tra Belgrado e Sarajevo, interrotta da anni.
15 ottobre - L'ONU afferma che "non esistono le condizioni in materia di diritti umani" per lo svolgimento delle elezioni municipali del 23/24 novembre.
18 ottobre - Si diffonde la notizia che Mladic sarebbe in coma, colpito dal terzo infarto. Non ci sono nè conferme nè smentite.
22 ottobre - L'OSCE rinvia al '97 le elezioni previste per il 23/24 novembre, denunciando intimidazioni e violenze nella formazione delle liste elettorali. I croati dichiarano che le elezioni "non si faranno che dopo l'estate '97"; prima vogliono venga risolto il nodo dell'organizzazione delle circoscrizioni municipali a Mostar.
25 ottobre - All'Aia il testimone chiave contro il presunto "boia di Omarska" ritratta: avrebbe ricevuto pressioni dai leaders bosniaci per dire il falso.
Intanto nel porto di Ploce in Croazia arrivano 100 milioni di dollari in armi, destinate a Sarajevo dagli USA. Sono però bloccate, perchè gli statunitensi chiedono la rimozione del viceministro bosniaco Cengic, legato ai mercenari iraniani. (Ma Clinton in aprile aveva ammesso -Bosniagate- di aver autorizzato le triangolazioni d'armi per Sarajevo "via Teheran").
2 novembre - Sparatoria con morti e feriti presso Gradacac. Civili serbo-bosniaci avrebbero sparato contro una cinquantina di croato-bosniaci che aveva attraversato la linea tra Federazione e Repubblica per visitare tombe di parenti.
"Tirana news" annuncia la morte per arresto cardiaco di Mladic, in un rifugio in Serbia. Pale smentisce. E' la verità od una montatura per coprire una fuga? Si diffondono anche voci che sarebbe stata Belgrado a toglierlo di mezzo, perchè ritenuto troppo pericoloso in un eventuale processo.
3 novembre- Si vota in Jugoslavia, per il governo federale. Vittoria della coalizione di sinistra tra il SPS di Milosevic, il JUL di sua moglie (Mirijana Markovic) e il ND di Mihajcovic. L'opposizione si è coalizzata in "Zajedno" (insieme) ed è formata dal SPO di Draskovic, dal PDS di Kustunica, dal PO di Djindjic, e dalla Lega dei Cittadini di Vesna Pesic.
Gli Albanesi del Kosovo disertano le urne.
6 novembre- La Nazionale italiana di calcio gioca contro la Bosnia: è la prima partita internazionale a Sarajevo.
8 novembre- Milosevic, confermato presidente con la maggioranza assoluta dei seggi (Zajedno ha il 35%), chiede la proroga di un anno dell'amministrazione ONU in Slavonia.
9 novembre- Mladic è destituito da Capo dell'Esercito da parte del Presidente della Repubblica di Pale: ma è vivo o morto ?
Con lui vengono rimossi parecchi alti quadri: pare sia in atto una guerra di potere tra i vecchi capi militari (vicini a Belgrado e Banja Luka ed intenzionati ad applicare Dayton) e i leader di Pale.
11 novembre- Militari e polizia serbo-bosniaci sparano su rifugiati musulmani che cercavano di rientrare nel proprio villaggio di origine nei pressi di Brcko, in Bosnia nord-orientale.
15 novembre- Scoperto a Trieste un traffico d'armi proveniente dalla Croazia e, attraverso la Slovenia, destinato all'Italia (probabilmente a favore della "mafia del Brenta").
16 novembre- Il Ministro della Difesa bosniaco e il suo vice Cengic sono rimossi dal loro incarico per mano di Itzebegovic, su pressione degli USA, a causa dei loro rapporti con i paesi islamici (si sblocca così una fornitura in armi per 100 milioni di dollari).
17 novembre - Secondo turno elettorale in Jugoslavia: Zajedno vince a Belgrado e nelle maggiori città serbe.
18 novembre- La Nato decide per il rinnovo del mandato IFOR, per 12-18 mesi con metà uomini (30.000); Clinton si impegna per l'invio di 8.000 uomini. Intanto l'ONU annuncia il ritrovamento di altre fosse comuni nei pressi di Zepa, caduta in mano serba nell'estate '95.
19 novembre- La Corte Suprema Jugoslava annulla parte dei risultati del voto, e fissa per il 29 il rifacimento del turno elettorale nei seggi in discussione. La coalizione di Milosevic ha vinto sul piano federale (soprattutto grazie al voto nelle campagne), ma ha perso a favore di "Zajedno" le grandi città: questi i risultati annullati.
"Zajedno" protesta e annuncia che diserterà il nuovo turno. Iniziano le "passeggiate" di protesta.
20 novembre - Elezioni polotiche in Slovenia. Ci vorranno tre mesi di trattative per la formazione di un governo di centro-destra, composto dal Partito Liberal Democratico (del Primo Ministro confermato M.Janez Drnovsek), dal Partito Nazionale (di vocazione agricola) e da formazioni minori.
27 novembre- Mladic si dimette ufficialmente, cedendo i poteri al suo vice, più vicino a Pale.
29 novembre- A Belgrado si vota: vince la coalizione di Milosevic, ma Zajedno non si presenta. Continuano intanto le manifestazioni , con una media di centomila persone al giorno in piazza: i palazzi governativi sono bersagliati dal lancio di uova, ma comunque rari gli scontri. L'informazione di stato ignora completamente le imponenti manifestazioni: unica voce i mezzi di informazione indipendenti.
L'OSCE si esprime per l'illegittimità del nuovo turno elettorale. Gli USA si mantengono molto prudenti (Milosevic è il principale garante degli accordi di Dayton), ma chiedono il rispetto del voto.
A l'Aia intanto il croato-bosniaco Erdemovic (che combatteva con le milizie serbe) viene condannato a dieci anni per l'uccisione confessata di quasi 100 persone; sconterà la pena in Italia. Gli assassinii sono stati commessi uno a uno a Srebrenica nel luglio '95, sotto minaccia di morte. E' questa la prima condanna inflitta dal T.I.
1 dicembre- L'OSCE annuncia che a Sarajevo è stato trovato un accordo per lo svolgimento nel '97 delle elezioni amministrative più volte rimandate.
3 dicembre- A Belgrado ancora manifestazioni. Cominciano le azioni di polizia: arrestati una cinquantina di leader dell'opposizione, chiuse le radio della protesta, imponente dispiegamento di forze dell'ordine. I media governativi continuano ad ignorare la protesta.
A Sarajevo, in seguito all'uccisione del capo dei servizi segreti di Itzebegovic, emerge una fitta trama di traffici poco chiari: le ipotesi sull'omicidio ruotano attorno a traffici d'armi, ed interessano sia i paesi islamici che gli USA.
4 dicembre- A Londra, nuova Conferenza Internazionale sulla Bosnia. Si discute di rientro dei rifugiati, di rispetto dei diritti umani, di arresto dei criminali di guerra, di controllo degli armamenti, di creazione di istituzioni democratiche.
5 dicembre- L'UE chiede il rispetto dei risultati del voto. A Belgrado intanto Milosevic fa alcune concessioni: sovvenzioni agli studenti, e più soldi ai pensionati. Vengono riaperte Radio Index e Radio B92, voce delle manifestazioni; si dimette il Ministro dell'Informazione.
7 dicembre- E' il 19° giorno della protesta. Le manifestazioni si allargano a 50 città in tutta la Serbia. Milosevic fa la prima dichiarazione pubblica: "non sarà usata la forza".
12 dicembre- Dini, Ministro degli Esteri italiano, è in visita ufficiale a Belgrado. Il giorno successivo Milosevic propone alle opposizioni una verifica dell'OSCE sui risultati del voto del 17 novembre.
In Croazia Tudjman ha un'altra stretta autoritaria nei confronti dei mezzi di informazione indipendenti.
16 dicembre - La NATO invia in Bosnia una nuova forza, la SFOR (forza di stabilizzazione), con la partecipazione anche di soldati tedeschi.
Ad un anno dalla ratifica del trattato di Dayton, i territori etnicamente omogenei rappresentano l'80% della Bosnia. Nel '90 erano il 5%.
18 dicembre- Milosevic riceve una delegazione di studenti, in contemporanea con l'inizio della missione OSCE di verifica dei risultati del voto.
22 dicembre- A Sarajevo sospeso il coprifuoco fino al 15 febbraio.
24 dicembre- Milosevic convoca un comizio nella stessa piazza e alla stessa ora in cui si svolgono le manifestazioni dell'opposizione.
Gli USA lo accusano di provocazioni.
La Chiesa Ortodossa prende le distanze dalle posizioni di Milosevic.
La giornata registrerà violenti scontri di piazza: un sostenitore del governo uccide un manifestante delle opposizioni. Da questa giornata sarà massiccia la presenza in strada delle truppe anti-sommossa, e si arriverà al divieto di manifestare.
27 dicembre- E' il 38° giorno consecutivo di manifestazioni a Belgrado.
A Ginevra viene reso noto il rapporto OSCE, e conferma la vittoria delle opposizioni.
29 dicembre- Si svolgono senza incidenti i funerali del manifestante ucciso il 24 dicembre.
31 dicembre - L'esercito Jugoslavo rivendica la sua posizione di neutralità, al solo servizio dello Stato, da chiunque governato: sconfessa così l'appoggio dato alle opposizioni da alcuni alti ufficiali, ma fa anche mancare il previsto sostegno a Milosevic.
Anche il parlamento Montenegrino prende le distanze dal regime di Belgrado, forse per paura di sanzioni internazionali.
Inizia il boicottaggio dei telegiornali "di regime".
In serata discorso televisivo di fine anno di Milosevic, il quale minimizza ogni problema sociale ed economico. Ma la Serbia ha un tasso di disoccupazione del 50% (lo stipendio medio mensile è inferiore a 200 marchi), l'inflazione resta al 100%, le industrie serbe producono il 25% della produzione ante '91, il PIL pro-capite attuale è di circa 1000 dollari (nel '91 era di 5.400 dollari).
millenovecento97
02 gennaio - In Piazza della Repubblica a Belgrado manifestazione con 250mila persone
03 gennaio - La Chiesa Ortodossa accusa Milosevic di "manipolazioni elettorali e repressioni di polizia che soffocano la libera volontà popolare". Chiede inoltre: la restituzione dei beni della Chiesa, la libertà di culto e la possibilità di insegnamento della religione nelle scuole, "la restituzione della dignità al popolo serbo della diaspora" (il riferimento è alla Krajina ed al Kosovo, e viene letto come un nuovo incitamento al nazionalismo).
7 gennaio - Il comandante dell'esercito jugoslavo dichiara che non interverrà contro i manifestanti: sarà piuttosto un problema della polizia anti-sommossa molto rinforzata da Milosevic. Il premier serbo intanto sembra sempre più debole, stretto tra i "falchi" della JUL e le "colombe" del Partito Socialista
15 gennaio - Nel corso della visita a Belgrado del sottosegretario italiano agli Esteri Piero Fassino, Milosevic riconosce ufficialmente la vittoria delle opposizioni alle amministrative del 17 novembre.
28 gennaio - A Belgrado, una manifestazione religiosa si trasforma nell'ennesima marcia di protesta contro Milosevic, che continua a prendere tempo.
3 febbraio - Cariche della polizia contro i manifestanti. Decine di feriti e 25 arresti.
4 febbraio- E' il 78° giorno di manifestazioni. Milosevic si dice disposto a riconoscere i risultati del voto con una apposita legge. Cautela fra le opposizioni e nella comunità internazionale.
9 febbraio - A Mostar scontro a fuoco tra musulmani e croati: i primi si erano recati in un cimitero musulmano nella parte ovest della città: un morto e ventidue feriti.
11 febbraio - Approvata a Belgrado le legge che riconosce la vittoria nei grandi centri delle opposizioni nelle amministrative del 17 novembre scorso.
14 febbraio - L'arbitrato internazionale decide che Brcko e il corridoio della Posavina restano ai serbo-bosniaci, e per un anno l'area sarà soggetta a supervisione internazionale. Itzebegovic minaccia di dimettersi.
Brcko nel '91 era composta al 44% da musulmani, al 25% da croati, al 21% da serbi.
15 febbraio - A Mostar due colpi di mortaio sono sparati contro la zona musulmana; nella zona croata sei esplosioni causate da bombe a mano; sul confine vengono sparate raffiche di fucile.
Il T.I. invita perentoriamente i Ministri della Difesa croato e bosniaco a presentarsi di persona per spiegare la mancanza di collaborazione, che sta seriamente ostacolando l'attività del Tribunale. Sinora il T.I. ha incriminato settanta persone, ma emesso una sola sentenza.
21 febbraio - A Belgrado Zoran Djindic viene eletto sindaco: è così sancita la sconfitta di Milosevic nel lungo braccio di ferro con le opposizioni. E' il primo sindaco non comunista a Belgrado dal '45. Zajedno ha 67 seggi su 100.
A Mostar ovest vengono sparati razzi contro un blindato ONU.
4 marzo - A Sarajevo attentato contro una chiesa cattolica: seguono minacce al Papa, che dovrebbe arrivare nella città bosniaca il 12 e 13 aprile.
22 marzo - A Gostina, in Macedonia, due morti in incidenti a seguito di manifestazioni della minoranza albanese
6 aprile - Nella periferia di Sarajevo tre bimbi muoiono per una mina.
11 aprile - A Belgrado un killer uccide il capo della Polizia di Milosevic, ex viceministro degli Interni: si parla di un regolamento di conti per traffici internazionali.
A Fiume, sequestrato un carico di cocaina di 150 kg (il più grosso mai scoperto in Croazia) proveniente dall'Ecuador e diretto in Europa Occidentale.
12 aprile - Il Papa è a Sarajevo: parla a favore "della salvaguardia dell'identità culturale e religiosa", richiamando la ricchezza della diversità.
13 aprile - Elezioni amministrative in Croazia; si vota anche in Slavonia Orientale, ancora sotto controllo serbo.
aprile - Itzebegovic e Siladjic firmano una lettera di critica a Dayton e alla sua applicazione pratica; dura reazione della diplomazia internazionale.
5 maggio - In Bosnia, con la mediazione locale delle organizzazioni internazionali, vengono raggiunti i primi accordi per i rientri di profughi nelle loro case, ma queste vengono sistematicamente bruciate nella notte.
7 maggio - Il T.I. dichiara colpevole di crimini di guerra il serbo-bosniaco Tadic, responsabile del campo di concentramento di Omarska.
31 maggio - Carlos Westendorp, spagnolo, succeduto a Carl Bildt come Alto Rappresentante internazionale per gli Accordi di Dayton, chiede di estendere il mandato ONU in Bosnia oltre la scadenza del giugno '98. Lamenta poi ritardi sul rientro dei profughi alle loro case, la consegna dei criminali di guerra, la creazione delle istituzioni comuni,...
In Macedonia manifestazioni anti-governo in 35 città, organizzate dal maggiore partito d'opposizione, per chiedere elezioni anticipate.
maggio - La Conferenza dei Donatori, nella quale era prevista l'erogazione di 1,4 miliardi di dollari, viene rinviata in quanto il Parlamento congiunto non ha ancora creato la moneta unica e la Banca centrale.
1 giugno - Il Segretario di Stato americano Albright, in visita nella ex-Jugoslavia, accusa formalmente la Croazia di violazione dei diritti umani e di chiusure ingiustificate dei mezzi d'informazione indipendenti.
A Belgrado, marcia di protesta dei profughi insediati in Kosovo (provenienti in gran parte dalla Krajina croata). Il partito Radicale di Sesely sponsorizza la manifestazione.
I profughi in Serbia sono 600.000 .
10 giugno - Alla periferia di Sarajevo viene scoperta una fossa comune: è la nona.
La Slovenia ottiene lo stato di "membro associato" all'Unione Europea.
15 giugno - In Croazia si vota per l'elezione del Presidente: vittoria di Tudjman, con il 59% dei suffragi. Però a Zagabria, Spalato, Pola, Fiume ed in altre grandi città è in minoranza. La percentuale dei votanti è solo del 56%, nettamente la più bassa dal '90.
L'OSCE, e poi gli USA, esprimono un giudizio duro nei confronti delle elezioni, definendole "libere ma non corrette", in quanto agli altri candidati non è stata concesso adeguato accesso ai mezzi di informazione.
4 luglio - Fra i serbo-bosniaci è in atto un duro scontro al vertice: da una parte la presidente (che ieri ha sciolto il Parlamento) Bijliana Plavsic, appoggiata dalle diplomazie occidentali e dall'area attorno a Banja Luka, dall'altra il Parlamento, fedele a Karadzic ed al "presidente collegiale" Momcilo Kraijsnic, ed appoggiato da Belgrado. Lo scontro è sul rispetto o meno degli accordi di Dayton.
6 luglio - Mate Boban, ex leader della Herceg-Bosna, muore a 55 anni per emorragia cerebrale.
10 luglio - In Macedonia manifestazioni della forte minoranza albanese sfociano in scontri con la polizia: un morto e settanta feriti.
10 luglio - Le truppe SFOR lanciano un'operazione per la cattura dei serbo-bosniaci accusati di crimini di guerra (il giorno prima Clinton si era espresso in tal senso). Ucciso in uno scontro con le forze inglesi Simo Drljaca, ex capo della polizia di Prijedor, ed arrestato Milan Kovacevic, direttore dell'Ospedale: erano fra i massimi ricercati del T.I., per le azioni del primo periodo di occupazione (il campo di Omarska è nei pressi di Prijedor).
11 luglio - Pale e Mosca criticano l'operazione di ieri, accusando lo SFOR di essere andata oltre il mandato concordato a Dayton.
13 luglio - A Zvornik, viene fatta saltare con una bomba un'auto dell'OSCE.
14 luglio - Il T.I. condanna Dusan Tadic a 20 anni di carcere: è la prima condanna definitiva dopo Norimberga.
16 luglio - In una seduta straordinaria, prendendo in contropiede i rappresentanti montenegrini, il Parlamento Jugoslavo elegge Milosevic alla presidenza federale (dovrà così dimettersi da presidente della Serbia).
A Banja Luka nella notte una bomba danneggia una sede dell'OSCE; a Vlasenica un soldato SFOR viene ferito con una falce. Nei giorni successivi nell'entità serba si avranno altri attentati, in ritorsione contro le operazioni di ricerca ai criminali di guerra.
20 luglio - A Pale Biljana Plavsic viene espulsa dal Partito Democratico Serbo (SdS) ed invitata a dimettersi dalla presidenza.
A Zagabria Tudjman assicura la diplomazia USA circa la possibilità per i profughi serbi di rientrare nelle loro case in Krajina.
24 luglio - Altre bombe nella notte contro mezzi ONU: nessuna vittima.
A Maglaj, in Bosnia centrale, due soldati bosniaci addetti allo sminamento muoiono per lo scoppio di una mina.
6 agosto - In seguito al congelamento delle relazioni diplomatiche tra USA e Bosnia, Tudjman e Izetbegovic si incontrano a Spalato per rilanciare la Federazione croato-musulmana. Si impegnano ancora una volta ad agevolare il ritorno dei profughi...
9 agosto - Holbrooke incontra la presidenza tripartita per la questione ambasciate: il nodo è sciolto dopo un difficile negoziato.
Bilijana Plavsic annuncia per il 10/12 ottobre nuove elezioni; intanto si rifiuta formalmente di consegnare Karadzic all'Aia.
15 agosto - Nei pressi di Zvornik (Bosnia nordorientale) due contadini musulmani sono uccisi ed un ragazzo ferito in un agguato.
La Corte Costituzionale di Pale dichiara incostituzionale lo scioglimento del Parlamento del 3 luglio scorso, decretato dalla Plavsic. Lei intanto annuncia la fondazione di un nuovo partito.
20 agosto - Truppe SFOR accerchiano stazioni di polizia a Banja Luka. La motivazione ufficiale è la ricerca di prove di violazione dei diritti umani da parte della polizia nel periodo di governo Karadzic; viene sequestrata una grande quantità di armi. L'operazione è però letta come un concreto appoggio militare a Bijliana Plavsic.
Westendorp e Gelbrand (mediatore USA succeduto a Holbrooke) si esprimono a favore di elezioni politiche anticipate nella Repubblica Serba.
23 agosto - La Plavsic nomina un nuovo Ministro dell'Interno, suscitando le ire del primo Ministro (fedele a Pale), titolare di questo potere. E' rottura su ogni fronte: Pale invita la Plavsic a dimettersi. La Repubblica Serba è praticamente divisa in due (e la Bosnia in quattro).
24 agosto - A Varese, arrestati due bosniaci ed un serbo accusati di organizzare una rete di immigrazione clandestina dalla Bosnia.
28 agosto - Scontri a Brcko tra soldati USA e cittadini serbi, a causa dell'occupazione dei primi di un posto di polizia fedele a Pale.
Krajisnik, serbo co-presidente, dichiara che "la SFOR si sta trasformando in una forza di occupazione nella parte serba della Bosnia".
L'ONU rende noto che solo il 3% degli aiuti internazionali giunti in Bosnia dopo Dayton sono stati destinati alla Repubblica Serba, quale condizionamento per la consegna di Karadzic ed altri accusati di crimini di guerra.
29 agosto - A Banja Luka una bomba fa un morto e due feriti.
agosto - In Montenegro una sorta di colpo di stato soft detronizza il presidente Bulatovic, fedelissimo di Milosevic. Ora il paese è sotto il controllo di Djukanovic (Capo del Governo) e Marovic (Presidente del Parlamento), i quali godono dell'appoggio esterno degli USA.
settembre - L'UNHCR rende noto che solo il 10% dei profughi è rientrato nelle proprie case poste nel territorio sotto il controllo di un'altra etnia (lo 0,5% del totale).
2 settembre - L'OSCE annuncia le elezioni amministrative per il 13/14 settembre.
A Stolac, presso Mostar, l'UNHCR denuncia violenze di croati nei confronti di musulmani che rientravano nelle loro case nel quadro di accordi locali.
3 settembre - A Bihac trovata una fossa comune in un pozzo di ottanta metri. Si parla di trecento corpi, probabilmente di prigionieri di piccoli campi di detenzione creati dai serbo-bosniaci nel '92/'93.
Gruppi serbo-bosniaci fedeli a Krajisnik riprendono il controllo di un ripetitore della TV di Pale occupato dallo SFOR: l'impegno è di non trasmettere messaggi contro la forza multinazionale e di trasmettere invece produzioni occidentali (ma gli accordi di Dayton non garantivano la "libera informazione" ?)
Un ex soldato croato, Miro Bajramic, si autodenuncia per l'uccisione di ottantasei persone ("settantadue con le mie mani, tra cui sette donne") nella guerra serbo-croata del '91. L'autodenuncia è decisa per protestare contro le disparità di trattamento tra lui e gli "altri" membri della sua brigata, che si sarebbero arricchiti in guerra.
11 settembre - Il Segretario ONU Solana dichiara che la Nato dà "il giusto appoggio ai dirigenti bosniaci disposti a collaborare con la comunità internazionale per l'attuazione degli accordi di Dayton": l'appoggio alla Plavsic è esplicito.
A Mostar, diecimila croati manifestano contro le elezioni.
12 settembre - A Jaice e Stolac, aree sotto controllo croato, fucilate contro musulmani.
13/14 settembre - Si vota per le amministrative in 135 Opcina della Bosnia. Gli aventi diritto sono due milioni e mezzo, di cui un milione "a distanza" (e 400.000 all'estero).
L'annunciato boicottaggio di croati e serbi rientra quarantott'ore prima delle elezioni. L'OSCE riconosce ai croati di sospendere il voto nel distretto centrale di Mostar, che avrebbe consegnato la città ai musulmani. I musulmani di Mostar boicotteranno il voto. Ai serbi l'OSCE permette di reiscrivere 2500 votanti a Brcko, prima esclusi: ciò permetterà loro di mantenere il controllo della cittadina.
Si può votare nel comune di attuale di residenza o in quello di prima del conflitto: saranno così possibili maggioranze elettorali di un'etnia all'interno di aree territoriali controllate da un'altra etnia (ad esempio a Pale potrebbero vincere i musulmani....). Nessuno però ha fatto propaganda musulmana a Pale, serba a Sarajevo, croata a Zenica,...
15 settembre - L'OSCE comunicherà i risultati ufficiali del voto solo dopo il 20 settembre, ma i partiti nazionalisti annunciano la loro vittoria in tutta la Bosnia (solo a Tuzla vince un partito di minoranza, il partito socialista multietnico del Sindaco uscente Beslagic).
16 settembre - Precipita un elicottero ONU a causa del maltempo: muoiono undici diplomatici occidentali, tra cui il vice di Westendorp.
18 settembre - Autobomba a Mostar, nella parte croata della città: cinquanta feriti.
21 settembre - Si vota in Serbia per le elezioni presidenziali: al ballottaggio arrivano Lilic (socialista, ex presidente federale) e Sesely (estrema destra). Boicotta una parte di Zajedno.
23 settembre - Con la mediazione di Milosevic, viene raggiunto un accordo tra Plavsic e Krajisnik per risolvere lo scontro nella Repubblica Serba: elezioni politiche il 15 novembre e tre settimane dopo le presidenziali.
28 settembre - In Kosovo manifestazioni di piazza della componente albanese: in particolare gli studenti chiedono l'introduzione di programmi scolastici in albanese e non solo in serbo.
29 settembre - Inizia la ricostruzione del ponte di Mostar, distrutto dai croati nel novembre '93.
30 settembre - Zoran Djindjic, Sindaco di Belgrado dopo le manifestazioni dell'inverno scorso, viene sfiduciato con i voti del partito socialista di Milosevic e e del partito del rinnovamento serbo dell'ex alleato Draskovic.
1 ottobre - A Belgrado in 15.000 manifestano contro la destituzione di Djindjic: la polizia disperde i manifestanti.
La SFOR occupa quattro ripetitori della tv serbo-bosniaca e li consegna alla Plavsic: per "dimostrare la nostra determinazione a reagire contro chi ostacola il processo di pace", come dichiara il Segretario ONU Solana.
A Pristina la polizia disperde con la forza una nuova manifestazione di diecimila studenti.
5 ottobre - Ballottaggio a Belgrado per la presidenza serba: viene mancato il quorum, e sarà tutto da rifare.
Si vota anche in Montenegro: al ballottaggio vanno Diukanovic (indipendentista con appoggi internazionali) e Bulatovic (uomo di Milosevic).
6 ottobre - Nove croati ricercati per crimini di guerra si consegnano al TI: sono accusati di aver partecipato a massacri di musulmani in Bosnia centrale nel '92/'95. La consegna sembra conseguenza delle pressioni internazionali su Zagabria, perchè collabori più attivamente con l'Aia.
Il TI finora ha indagato ottanta persone e ne ha condannate due.
10 ottobre - Bomba a Sarajevo contro una scuola cattolica: solo danni materiali.
Il Ministro della Difesa tedesco annuncia che alla scadenza (giugno '98) la SFOR sarà sostituita da una "forza di deterrenza", che servirà a dissuadere le parti avverse dal riprendere il conflitto.
14 ottobre - Elezioni politiche anticipate nella RS.
19 ottobre - In Montenegro Diukanovic vince (di poco) il ballottaggio contro Bulatovic .
Il giorno successivo Milosevic (che appoggiava il perdente) dichiara di considerare "una farsa" le elezioni, il cui risultato non viene riconosciuto da Bulatovic. L'OSCE dichiara invece di ritenerle valide. Nei giorni successivi la tensione sarà alta, con timori di scontri armati fra sostenitori delle parti.
20 novembre - Scaduto il mandato di Antonio Cassese, presidente del TI: lo sostituisce l'americana Louise Arbour.
22 novembre - Si vota per le politiche nella Repubblica Serba (solo il 50% l'affluenza alle urne). L'SDS di Karadzic ottiene il 29%, gli alleati del SRS (di Sesely) il 18%, il partito della Plavsic ugualmente il 18%, i socialisti l'11% e la coalizione islamica (che raccoglie i voti dei profughi musulmani) il 20%.
24 ottobre - Ucciso a Belgrado Zoran Todorovic, uomo di Milosevic incaricato delle privatizzazioni in Serbia, ed arricchitosi con il mercato nero; è il terzo uomo di fiducia del Presidente ucciso nell'ultimo anno.
23 novembre - Presidenziali in Slovenia: eletto al primo turno il presidente uscente Kucan, ma con un netto calo di consensi.
26 novembre - La polizia assedia in Kosovo un villaggio albanese ai confini con la Serbia: ferito gravemente un bimbo di 11 anni. Per ritorsione, rapito e ucciso a Pristina il capo della Polizia.
28 novembre - Il periodico indipendente di Sarajevo Dani pubblica ampi stralci del "Dossier Kazani", documento riservato della Corte MIlitare Bosniaca: il materiale comntiene la conferma ufficiale dei crimini di guerra commessi dalle forze musulmane contro i civili serbi, i cui corpi (pare duemila) venivano fatti sperire nelle gole di Kazani, sotto il monte Trebevic. Dal '94 al '96 vi furono alcune lievi condanne da parte della Corte nei confronti di miliziani bosniaci.
5 dicembre - Mostar ha un nuovo sindaco: è musulmano, e succede ad un croato.
Il segretario dell'ONU Kofi Annan propone il trasferimento entro il 15 gennaio prossimo alla Croazia dei territori della Slavonia Orientale (ancora parzialmente abitata da serbi secessionisti e sotto amministrazione ONU).
7 dicembre - In Serbia si vota nuovamente per le presidenziali. Il quorum viene raggiunto, ed al ballottaggio vanno Sesely (destra) e Milutinovic (attuale Ministro degli Esteri, socialista). L'OSCE dirà poi che le operazioni di voto "sono state viziate da irregolarità".
9 dicembre - Si apre a Bonn la Conferenza Internazionale sulla Bosnia, per fare il punto sull'attuazione degli accordi di pace a due anni dalla firma di Dayton; si discuterà di profughi, diritti umani, ricostruzione, sviluppo economico. La Jugoslavia minaccia di boicottare i lavori (e li abbandonerà in effetti il secondo giorno, per protesta contro il fatto che la bozza di documento finale contiene un richiamo al rispetto della minoranza albanese del Kosovo).
12 dicembre -Westendorp, rappresentante internazionale per gli Accordi di Dayton, promulga una legge sulla cittadinanza bosniaca: sarà in vigore dal 1° gennaio '98, e decadrà quando il Parlamento congiunto riuscirà a trovare l'accordo e promulgarne una propria. Questo punto è uno delle maggiori occasioni di frizione fra i governanti della Bosnia e le diplomazie occidentali.
18 dicembre - La SFOR arresta due croato-bosniaci ricercati da tempo ed accusati di crimini di guerra dal TI (in particolare sono accusati della "pulizia etnica" del villaggio bosniaco di Hamici).
Annunciata la prosecuzione della missione dello SFOR oltre la scadenza del giugno '98.
Medici Italiani di istituzioni internazionali presentano un dossier che dimostra come diverse case farmaceutiche abbiano donato durante il conflitto in Bosnia tonnellate di farmaci scaduti (alcuni risalgono alla seconda guerra mondiale!): in questo modo il costo per la loro distruzione (stimato in diversi milioni di dollari) è a carico dell'OMS.
20 dicembre - A Sarajevo la polizia ONU sequestra armi e documenti nella ex sede dell'esercito bosniaco.
21 dicembre - Secondo turno per le presidenziali in Jugoslavia: vince Milutinovic. Nei giorni successivi si discuterà a lungo se il quorum del 50% dei votanti è stato raggiunto o meno.
Nella RS il Parlamento eletto a novembre non si è ancora riunito, per la difficoltà a creare una maggioranza: la prima seduta è fissata a gennaio.
26 dicembre - Altre manifestazioni di piazza, ed altri scontri, a Pristina. Il Kosovo oggi è un paese di 2 milioni di abitanti, di cui il 90% albanesi, il 54% sotto i 19 anni, il 70% sotto i 25.
30 dicembre - A Pristina, nuove cariche della polizia contro un corteo di studenti non autorizzato.
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20 febbraio - Decine di migliaia di persone in piazza a Zagabria, per manifestare contro la catastrofica situazione economica e sociale del paese: brutale repressione della polizia di Tudjman. La Croazia post-bellica è oggi un paese di 5 milioni di abitanti nel quale 1 milione e 400mila individui sono ridotti in stato di povertà, e 500 persone dispongono di oltre la metà della ricchezza nazionale.
24 febbraio - Si costituisce il serbo-bosniaco Simo Zaric, di 49 anni: era ricercato dal TI. Una settimana prima si erano costiuiti altri due serbo-bosniaci, Miroslav Tadic e Milan Simic.
2 marzo - Scontri in Kosovo tra manifestanti albanesi e forze di polizia serbe: 16 i morti. Gli albanesi chiedono un intervento internazionale, Milosevic risponde dichiarando che quello del Kosovo è un "problema interno" della Serbia.
4 marzo - La polizia serba attacca i villaggi albanesi di Prekaz, Drenica, Serbica: si hanno morti e profughi. E' in atto una sorta la "pulizia etnica" della zona; le autorità serbe dichiareranno che si tratta di una operazione di "antiterrorismo".
5 marzo - Migliaia di donne albanesi manifestano per la pace a Pristina. La polizia serba restituisce i corpi di 57 persone ai famigliari: tra loro ci sono donne, bambini, anziani. Pubblicate sui giornali le foto del massacro.
9 marzo - In cinquantamile in piazza a Pristina, per manifestare per la pace.
A Londra si riunisce il Gruppo di Contatto: si concedono dieci giorni alle parti per trovare una soluzione negoziale, e viene nominato un mediatore internazionale. Vengono anche decise sanzioni contro la Jugoslavia, superando l'opposizione della Russia, vicina a Belgrado.
A L'Aia, un serbo-bosniaco confessa stupri nei confronti di donne musulmane, nel '92: è il primo serbo-bosniaco ad ammettere i crimini.
10 marzo - Rugova (leader della Lega Democratica del Kosovo, eletto clandestinamente "presidente" albanese del Kosovo) parla di indipendenza e non solo più di autonomia.
12 marzo - Belgrado respinge la mediazione internazionale e propone un negoziato a due.
15 marzo - In Bosnia, annuncio che Brcko resterà sotto il protettorato ONU ancora per tutto il '98.
16 marzo - Una manifestazione di ventimila donne albanesi diretta a Drenica viene bloccata dalla polizia serba, ma senza incidenti.
18 marzo - In Krajina nuova recrudescenza di incendi alle case in cui, in seguito ad accordi bilaterali, dovrebbero rientrare profughi serbi.
19 marzo - Milosevic annuncia l'applicazione dell'accordo con Rugova del settembre '96 sull'istruzione comune.
22 marzo - Le elezioni "parallele", osteggiate dai serbi e boicottate dal KMK (Comitato di Difesa del Kosovo), propongono nuovamente la vittoria di Rugova e della Lega Democratica del Kosovo.
Con la mediazione della Comunità di Sant'Egidio le delegazioni serba ed albanese firmano un nuovo accordo sull'istruzione, che consentirà agli albanesi un graduale rientro nelle scuole (con lezioni anche in lingua albanese); forti contestazioni dei serbi del Kosovo.
23 marzo - A Belgrado entra nel governo serbo il partito radicale di Seselj (teorizzatore della Grande Serbia, della pulizia etnica e della violenza armata per ottenere questi obiettivi), che viene nominato vice-primo ministro.
A Decani in Kosovo, scontri tra la milizia serba e i militanti dell'UCK (Esercito di Liberazione del Kosovo, favorevole all'annesione all'Albania ottenuta con le armi): si parla di cinque vittime, e della presenza di forze provenienti dalla vicina Albania.
25 marzo - Il Gruppo di Contatto scieglie la linea morbida: un mese perchè la polizia speciale serba si ritiri dal Kosovo, inizi il dialogo per "la più ampia autonomia" (ma l'indipendenza è espressamente esclusa), venga accettata la mediazione internazionale; le sanzioni scatteranno se tutto ciò non avverrà.
A Pristina continuano intanto le manifestazioni di piazza delle due parti.
31 marzo - A Pristina i serbi consegnano agli albanesi la prima delle scuole previste dall'accordo sull'istruzione.
Milosevic nel frattempo pone condizioni: sì alla mediazione internazionale, ma solo se la Jugoslavia verrà riammessa nell'OSCE (è paese fondatore, ma ne è stata espulsa a seguito della guerra in Bosnia).
Serbi e montenegrini residenti nelle zone di Decani e Djakovica fuggono in altre regioni della federazione: l'esodo è cominciato dopo gli scontri di una settimana fa.
2 aprile - Milosevic propone un referendum popolare sulla necessità di un mediatore internazionale. Intanto la delegazione albanese non si presenta per la decima volta all'incontro con quella serba.
In Bosnia, blitz delle forze italiane dello SFOR contro la polizia speciale serba di Pale, che viene sciolta.
4 aprile - Attacco dell'artiglieria serba ad un villaggio dell'area di Drenica, considerata una roccaforte dell'UCK.
Gli USA avviano una iniziativa unilaterale (che scavalca il Gruppo di Contatto): propongono dei colloqui sotto la supervisione di un mediatore statunitense, con l'affiancamento di un vice europeo.
6 aprile - Trovati presso Pristina i cadaveri di sei uomini: secondo fonti locali sono "collaborazionisti albanesi" rapiti ed uccisi dall'UCK.
9 aprile - La Lega ed altri tredici partiti ed organizzazioni lanciano la campagna "mezz'ora per il Kosovo", centrata su assembramenti di trenta minuti in piazza, in silenzio e senza striscioni e cartelli, tutti i giorni.
10 aprile - Voci della disponibilità di Karadzic a consegnarsi al TI, ma a precise condizioni. Intanto all'Aia arrivano altri due serbo-bosniaci, Miroslav Kuckva e Mladen Radic, accusati di aver partecipato ai massacri nel campo di Omarska.
16 aprile - A Drvar, nor-ovest della Bosnia, due anziani serbi sono ritrovati uccisi nella casa bruciata: erano tornati da pochi giorni. Drvar nel '92 aveva diciassettemila abitanti, al 97% serbi: nel '95 è stata conquistata dalle forze croate, ed ora è parte della Federazione sotto il controllo croato.
21 aprile - Scontro diretto (con almeno 26 morti) nella parte occidentale del Kosovo: fonti internazionali riferiscono che dal vicino confine albanese arrivano uomini e armi per sostenere l'UCK; la Serbia intanto ha spostato in zona l'esercito (e non solo più la polizia speciale). Fuga di civili di entrambe le parti.
23 aprile - Referendum in Serbia, per esprimersi a favore o contro la mediazione internazionale in Kosovo: il 70% alle urne, il 95% dice no.
Da indiscrezioni USA si viene a sapere che Karadzic sarebbe sfuggito alla cattura a causa di una soffiata di un ufficiale francese: Parigi indirettamente conferma.
Il cardinale cattolico di Sarajevo promuove un pellegrinaggio a Dervent, nella Repubblica Serba: lui e cinquanta preti vengono assediati nella chiesa da una folla di serbi, inferociti coi croati (identificati coi cattolici).
24 aprile - A Drvar (Bosnia croata) una folla di croato-bosniaci incendia il Comune e la sede dell'IPTF (la polizia ONU), in protesta con i fatti di Derventa (ma a Drvar nelle ultime settimane sono arrivati duemila profughi serbi, ed in città la tensione è forte).
27 aprile - La sede ONU di Sarajevo si dice "preoccupata" per le minacce da parte di bande croate nei confronti dei profughi serbi nella zona di Drvar.
Cinque profughi serbi sono feriti da una granata musulmana nei pressi di Doboj: barricate delle due parti sulla linea di confine tra Tuzla e Doboj.
A Vukovar (Slavonia) viene trovata una nuova fossa comune con quattrocento corpi: è una conseguenza della conquista serba della città, nel novembre '91.
29 aprile - Il Gruppo di Contatto decide sanzioni (in particolare il blocco dei beni serbi all'estero) e incentivi (reintegrazione di Belgrado nell'OSCE) nei confronti della Serbia; contraria la Russia.
Proseguono intanto gli scontri in Kosovo, vicino al confine con l'Albania.
A Banja Luka (RS) inizia un processo contro Izetbegovic, per istruire gli atti da trasmettere al TI per accertare responsabilità in crimini di guerra (in particolare nei campi di Tarcin e Celebici).
4 maggio - Scontri nei pressi di Ponosevc (Kosovo, a quattro chilometri dall'Albania) tra l'esercito serbo e l'UCK: è praticamente una battaglia campale, con mezzi pesanti e centinaia di uomini impegnati.
In Croazia si dimette il premier Sarinik, e muore il Ministro delle Difesa Susak: entrambi personaggi potentissimi e "uomini forti" di Tudjman (entrambi rientrati nel paese dopo l'89, da Francia e Canada), che si trova ora di fronte ad una feroce lotta per la successione.
15 maggio - In seguito alla mediazione di Holbrooke, Rugova e Milosevic si incontrano a Belgrado senza "precondizioni": si definisce che delegazioni delle due parti si incontrino settimanalmente a Pristina, senza mediazione internazionale.
19 maggio - Il presidente federale Milosevic nomina primo ministro il leader dell'opposizione montenegrina Bulatovic, dopo aver sfiduciato l'altroieri l'incaricato Kontic (anche lui montenegrino): il parlamento montenegrino non riconosce il cambio, considerato "illegale". Si acuisce la crisi fra le due entità della federazione.
22 maggio - Per la prima volta dopo quindici incontri andati a vuoto, la delegazione kosovara incontra quella serba a Pristina, nel quadro degli accordi Rugova-Milosevic.
Continua la consegna delle Università da parte dei serbi agli albanesi, e il Gruppo di Contatto congela parte delle sanzioni.
23 maggio - Quotidiani spagnoli denunciano che i militari italiani dello Sfor di stanza a Sarajevo sarebbero direttamente coinvolti in un giro di prostituzione infantile. Smentite italiane e Nato.
25 maggio - Si moltiplicano gli incidenti in Kosovo, sia al centro dela paese che al confine con l'Albania. A rischio i colloqui di pace appena iniziati.
L'UNHCR annuncia che gli sfollati interni al paese sono più di 34mila.
28 maggio - La NATO decide di effettuare grandi manovre militari congiunte in Albania e Macedonia, ai confini con il Kosovo: vengono definite "azioni di stabilizzazione e dissuasione". E' un segnale molto esplicito di disponibilità all'uso della forza. Dura la reazione di Belgrado: ogni sconfinamento nei territori della federazione sarà considerato un'invasione, e pertanto un atto di guerra.
30 maggio - Bilancio degli scontri in Kosovo da fine febbraio: 220 morti secondo il "Comitato Albanese per i diritti umani", 25 vittime per il "Centro Serbo di informazioni".
Rugova è negli USA, ricevuto da Clinton.
In Slavonia orientale, restituita dalla Serbia alla Croazia, continua l'esodo dei civili serbi.
1 giugno - Scontri nell'area di Decani: decine di morti dalle due parti. Inizia una nuova ondata di fuga dei civili.
In Montenegro Djukanovic ("l'anti-Milosevic") vince le elezioni legislative: parte un programma di riforme ultraliberista. La federazione tra Serbia e Montenegro è sempre più traballante.
5 aprile - Arrestato in Italia il capo della polizia di Bar, in Montenegro: è accusato di essere al soldo della malavita pugliese.
3 giugno - L'UNHCR comunica che sono ormai 50mila i civili in fuga dal Kosovo, di cui 3mila giunti in Albania e 5mila in Montenegro: è un indicatore dell'allargamento dei combattimenti.
Tirana mobilita i riservisti al confine con la Serbia.
5 giugno - Saltato l'incontro negoziale tra le delegazioni serba e albanese a Pristina, perchè "il dialogo è impossibile" a causa del precipitare della situazione.
A Sarajevo viene varato il nuovo Codice Penale della federazione croato-musulmana: abolita la pena di morte.
12 giugno - Ultimatum del Gruppo di Contatto: o Belgrado dà "prova immediata di ravvedimento", o subirà le conseguenze di un intervento militare NATO. Vengono intanto bloiccati i voli internazionali verso la federazione.
15 giugno - Inchieste di giornali internazionali denunciano la forte presenza di mercenari nelle file dell'UCK: tedeschi, inglesi, svedesi, ma soprattutto croati.
Iniziano le manovre militari NATO ai confini col Kosovo; prende però piede nella comunità internazionale l'idea che ogni ulteriore passo della NATO possa essere fatto solo con l'autorizzazione ONU (occorre in pratica il consenso di Mosca, ora contraria).
16 giugno - L'UNHCR comunica che da marzo 65mila persone hanno abbandonato le loro case nel Kosovo: 40mila sono rimaste nel paese, 15mila sono fuggite in Albania e 10mila in Serbia e Bosnia (questi ultimi sono esclusivamente serbi, per la stragrande maggioranza già profughi fuggiti dalla Krajina).
A Mosca si incontrano Milosevic e Eltsin, nel tentativo di una mediazione russa alla crisi: impegno al rilancio dei colloqui, disponibilità all'autonomia, blocco delle azioni di polizia (ma solo se l'UCK farà altrettanto).
Nella Repubblica Serba destituiti dal Parlamento il presidente (del partito di Karadzic) e un vicepresidente (del partito di Seselj): vince la linea della Plavsic e di Dodik (socialdemocratico, contrario alla pulizia etnica).
18 giugno - A Durazzo viene intercettato un carico di armi italiane dirette in Kosovo.
A Belgrado, manifestazione di genitori di ragazzi di leva nell'esercito jugoslavo, inviati in Kosovo.
22 giugno - Entra in circolazione in Bosnia la nuova moneta: si chiama "marco bosniaco", ed ha un cambio alla pari col marco tedesco.
25 giugno - Si alza la tensione in Macedonia, dove un quarto degli oltre due milioni di abitanti è albanese.
Holbrooke fa la spola tra Belgrado ed il Kosovo, dove incontra non solo Rugova ma anche l'UCK (che controlla ormai oltre un terzo del territorio, anche grazie al fatto che la polizia serba è molto poco attiva per paura dei raid aerei Nato); imbarazzate per questo incontro le diplomazie europee. La posizione finale coincide con quella russa: entrambe le parti devono cessare le ostilità e ritirare le forze armate.
29 giugno - A L'Aia si suicida Slavko Dokmanovic, ex Sindaco di Vukovar, detenuto in attesa di sentenza per la "sparizione" di 260 pazienti croati dall'ospedale della capitale della Slavonia Orientale. Sono ancora 27 i detenuti per cui è in corso il giudizio.
Attacco delle forze serbe all'importante miniera di Balalevac, caduta sotto il controllo dell'UCK. Ma i fronti si moltiplicano: nel villaggio di Kijevo un centinaio di civili serbi è sotto l'assedio dell'UCK; al confine con tra Macedonia e Albania ci sono continui scontri tra le guardie di frontiera macedoni ed albanei armati (contrabbandieri d'armi verso il Kosovo?) che cercano di suparare il confine.
L'UE vieta gli aeroporti europei alla compagnia di bandiera jugoslava Jat.
6 luglio - Inizia la presenza di "monitor" dell'ONU in Kosovo.
Si ha intanto notizia che l'UCK ha cominciato a rapire gli albanesi favorevoli al dialogo ed alla convivenza.
A L'Aia primo processo non ad un escutore ma a un presunto "cervello" della pulizia etnica praticata in Bosnia dai serbi: è Milan Kovacevic, sotto accusa per i crimini compiuti nell'area di Prijedor. E' anche il primo imputato processato per genocidio, ed è uno dei padri dei lager di Omarska, Trnopolje, Keraterm.
10 luglio - Scontri in varie zone del Kosovo. La diplomazia internazionale parla ora di un "cessate il fuoco".
18 luglio - Escalation del conflitto in Kosovo: pesanti combattimenti al confine con l'Albania, con decine di morti. Fuga di oltre 20mila civili.
21 luglio - Sale ancora la tensione in Macedonia: tre attentati, di cui uno nella capitale Skopje, senza vittime.
Mosca si dice contraria ad interventi armati internazionali (mentre gli USA si dicono disposti ad intervenire da soli).
27 luglio - Aspri combattimenti tra UCK e Polizia Serba in un'area considerata una roccaforte degli indipendentisti. L'UNHCR comunica che gli sfollati sono ora 150mila.
Nell'ultimo mese sia in Svizzera che in Germania sono stati bloccati i conti bancari destinati a raccogliere i fondi versati dagli albanesi all'estero per finanziare le attività in kosovo (anche la lotta armata ?).
A L'Aia il musulmano Esad Landzo confessa di aver torturato nel '92 numerosi civili serbobosniaci nel campo di Celebici (in Bosnia centrale).
19 luglio - Il Senato USA all'unanimità definisce Milosevic (lo stesso che ha firmato con Clinton e Holbrooke gli accordi di Dayton...) "criminale di guerra", chiedendo al governo americano la sua incriminazione al TI.
30 luglio - Milosevic annuncia che "le operazioni militari nel Kosovo sono concluse" e che si rende ora possibile una soluzione politica. Gli scorsi giorni è stata conquistata Malisevo, roccaforte dell'UCK.
A Kakanj, in Bosnia centrale, una bomba notturna danneggia una chiesa cattolica.
1 agosto - Sono quasi 200mila i profughi in Kosovo: molti si stanno rifugiando nei boschi, nella speranza di rientrare presto nelle proprie case.
Molto tese in questi giorni le tensioni tra Slovenia e Croazia, a causa di vecchie beghe di confine: la lite sfocia nella chiusura da parte slovena della centrale nucleare di Krsko, che serve anche una buona parte di Croazia.
Morte accidentale del serbo-bosniaco Milan Kovacevic (uno dei responsabili del Campo di Omarska); sono ventisei i presunti criminali in carcere a L'Aia, mentre gli imputati a piede libero sono ventinove.
5 agosto - Fosse comuni a Orahovac in Kosovo? Si parla di 500 persone, con molti bambiini. Nei giorni successivi la notizia si rivelerà falsa.
Ora sono 230mila le persone fuori dalla propria casa, di cui 27mila rifugiati in Montenegro e 15mila in Albania
A tre anni dall' "Operazione Tempesta" con cui i croati hanno conquistato la Krajina, solo 6mila dei 200mila serbi sono tornati, e fra questi solo 2mila hanno riavuto la propria casa.
7 agosto - Bombardamenti serbi nei pressi di Djakovica. A Pristina centinaia di donne albanesi sfilano in silenzio per protestare contro "i massacri" dei giorni scorsi. L'UCK, che continua a subire pesanti sconfitte militari, annuncia la disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative.
In Bosnia, due omicidi di serbi "eccellenti": il primo è il capo della pubblica sicurezza della RS (ucciso a Pale), il secondo un ricercato dal TI (ucciso in Bosnia centrale). Resa dei conti interna ?
11 agosto - Il Gruppo di Contatto presenta un piano per accordo fra le parti, che prevede che il Kosovo diventi una sorta di terza repubblica della federazione (autonomia perciò, ma non indipendenza). L'UCK lo respinge.
Il governo (moderato) della RS sospende le attività dell'agenzia ufficiale SRNA, accusata di essere "tendenziosa e falsa" a favore dei nazionalisti.
13 agosto - Rugova nomina una delegazione per i colloqui con la rappresentanza serba, ma non ne fa parte l'UCK nè il nuovo portavoce Demaqui. Notizie non confermate indicano l'UCK in gravissima crisi, con scontri interni e regolamenti di conti.
17 agosto - La Nato inizia le annunciate manovre in Albania, al confine col Kosovo. Sono osteggiate tanto da Belgrado che dall'UCK, che vogliono il terreno libero per le loro azioni.
La TV olandese accusa il proprio contingente ONU presente a Srebrenica nel luglio '95 di aver collaborato con le forze serbe in appoggio alle operazioni di "pulizia etnica" che fecero settemila vittime. Imbarazzo nei vertici militari.
21 agosto - L'UNHCR accusa tanto le forze serbe quanto l'UCK di bloccare gli aiuti umanitari destinati agli albanesi sfollati.
29 agosto - Le forze serbe riconquistano un villaggio in mano dell'UCK, accertando che nel mese di luglio sono stati trucidati oltre venti serbi, bruciandoli in una fornace.
Ad Ancona viene intercettato un carico di armi dirette in Kosovo, via Abania: è il secondo dell'estate.
2 settembre - Clinton e Eltsin in una dichiarazione congiunta affermano che Milosevic "deve ordinare l'immediata cessazione delle operazioni di repressione contro la popolazione albanese del Kosovo, e nel contempo le forze albanesi devono astenersi da qualunque forma di violenza".
Milosevic propone un'autonomia amministrativa con validità 3/5 anni, con successiva verifica.
8 settembre - Presentato il piano di pace USA per il Kosovo:tre anni di autonomia, al termine dei quali si sffronterà la decisione definitiva sull'eventuale indipindenza; elezioni molto presto, polizia locale in sostituzione di quella serba. Resta irrisolto il nodo del "cessate il fuoco", continuano infatti combattimenti in varie parti del paese (nell'area di Pec vi sono 25mila civili in fuga).
L'OSCE, che ha la supervisione per le elezioni previste in Bosnia per il prossimo fine settimana, estromette dalle lisrte dell'HDZ (il partito di Tudjman, egemone nella comunità croata) quindici candidati, accusati di strapotere e discriminazioni nella campagna televisiva.
Estromette anche Seselj, vicepremier serbo e leader del Partito Radicale, a causa delle sue "incitazioni all'odio verso le altre etnie".
11 settembre - A Spalato, fermato un carico di armi dentro un camion diretto in Kosovo via Albania: ufficialmente trasportava "aiuti umanitari".
A ridosso delle elezioni, l'UNHCR fa il punto sul rientro dei rifugiati In Bosnia: 400mila sono rientrati nella loro terra (il 16% del totale), e di questi solo 35mila nella propria casa di prima del conflitto (poco più dell'1%); invece, circa un milione di bosniaci sta ormai trovando "soluzioni duravoli" nei paesi occidentali, e non rientrerà più. Nel primo semestre '98 solo 13mila persone sono rientrate nella propria casa di prima del conflitto. L'UNHCR prevedeva il rientro di 20mila non musulmani a Sarajevo nell'anno: sinora ne sono rientrati settecento. Sono invece trecento i profughi musulmani o croati rientrati nella RS.
La Banca Mondiale comunica che nel '96 sono arrivati in Bosnia (soprattutto nella federazione croato-musulmana) 1,9 miliardi di dollari in aiuti, nel '97 sono stati 1,8 miliardi, 1,3 nel '98. La disoccupazione e' passata dal 90% al 50% nello stesso periodo.
12 settembre - Si vota in Bosnia, per eleggere: la Presidenza a tre, la Camera dei deputati di Bosnia e quella della Federazione croato-musulmana, i Parlamento di dieci cantoni, il Parlamento della Repubblica Serba, il Presidente della RS e molti Consigli comunali.
Il Montenegro chiude il confine con il Kosovo per impedire l'arrivo di profughi; da notare che è un confine interno jugoslavo (con la Serbia), non internazionale: è un fatto senza precedenti. Ormai sono 400 i villaggi distrutti, 14mila le case, 382mila i profughi.
21 settembre - Adem Demaqui, leader oltranzista degli albanesi del Kosovo e recentemente "rappresentante politico" dell'UCK, annuncia il ritiro dalla vita politica per "problemi di salute"; pare invece che la scelta sia conseguenza di un duro scontro con i vertici militari dell'UCK.
Ennesima denuncia contro il regime croato, colpevole di impedire sistematicamente il rientro dei profughi serbi. Alcuni dati ufficiali: dal 1°luglio al 13 settembre la Croazia ha ricevuto 10.326 domande di rimpatrio dei profughi serbi, accettandone 1.696 (quasi tutte di anziani ultrasessantenni); sono 500mila i serbi fuggiti dalla Croazia.
22 settembre - Continua l'offensiva serba. A Pristina ferito in un agguato notturno Sabri Hamiti, stretto collaboratore di Rugova. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approva una risoluzione che detta questa condizioni: cessate il fuoco immediato, negoziato senza pre-condizioni, mediazione internazionale. Gli USA e la Gran Bretagna fanno sapere di considerarla il via libera all'intervento Nato.
Resi noti dall'OSCE i risultati del voto del 12 settembre. Ufficiale la vittoria dei nazionalisti (c'è un arretram4ento, ma è minore delle speranze delle cancelleria occidentali). Nella RS il nuovo presidente sarà Nikola Poplasen, del Partito Radicale di Seselj; alla presidenza tripartita (e per il principio dell'alternanza sarà il prossimo "presidente di tutti i bosniaci") andrà Zivko Radisic, del Partito Socialista di Milosevic; per la parte croata il presidente sarà Ante Jelavic (dell'HDZ di Tudjman) e per quella musulmana Izetbegovic del SDA.
26 settembre - Arrestato dalla SFOR vicino a Tuzla Stevan Todorovic, ricercato dal TI per crimini di guerra compiuti quando era a capo delle forze serbobosniache a Bosanski Samac: è accusato di omicidio premeditato, tortura, stupro, brutalita' contro prigionieri.
Tensione a Mostar: un centinaio di croati impedisce il rientro, organizzato dall'UNHCR, di 30famiglie musulmane nelle proprie case.
28 settembre - Milosevic annuncia la fine delle ostilità in Kosovo: è definitivamente sconfitto l'UCK o è la solita mossa per prendere tempo?
A Tirana, viene ucciso in un agguatonotturno Hamet Krasniqi, Ministro della Difesa del governo kosovaro in esilio.
29 settembre - La Corce Rossa Intertnazionale conferma che sono 249 le persone rapite dall'inizio di marzo dall'UCK, di cui 162 serbi e montenegrini e 74 albanesi "collaborazionisti": finora 93 sono state liberate, di 29 si sono ritrovati i corpi senza vita, degli altri non si sa nulla.
Scoperta a Gornie Obrinje la strage di 18 persone (donn e bambini inclusi), attribuita alle forze speciali serbe.
1 ottobre - Scoperto un altro massacro di civili albanesi in Kosovo: si tratta di quattordici uomini uccisi con raffiche a bruciapelo alla schiena. Si ha notizia di altre azioni analoghe in varie parti del paese. Diventa sempre più concreta la possibilita' di raid NATO.
3 ottobre - Il Papa è in Croazia, per la controversa beatificazione del cardinale Stepinac, arcivescovo di Zagabria ai tempi del governo ustascia di Ante Pavelic.
5 ottobre - In una relazione al Consiglio di sicurezza il Segretario Generale Kofi Annan da un netto giudizio negativo sulla Serbia, dichiarandola inadempiente alle risoluzioni ONU. Ripartono a ritmo febbrile i negoziati, ma l'intervento Nato sembra imminente.
La Serbia propone una missione di osservatori OSCE (ad aprile un referendum popolare aveva respinto col 95% dei voti questa proposta), ma l'OSCE respinge la proposta (invia invece una commissione di indagine sulle ultime stragi).
6 ottobre - Nuovi dati dell'UNHCR. Nel Kosovo i profughi sono 294mila, di cui: 200mila sfollati nello stesso Kosovo, 42mila in Montenegro, 20mila in Serbia,20mila in Albania, 7mila in Bosnia, 2mila in Turchia, 2mila in Slovenia, milla in Macedonia.
8 ottobre - USA, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia invitano i loro connazionali a lasciare la Federazione Jugoslava (a causa dei raid NATO).
L'ONU annuncia che in questi giorni di scontri sospesi sono rientrati nei propri villaggi circa 50mila profughi.
L'Europarlamento chiede formalmente al YTI l'incriminazione di Milosevic per crimini di guerra.
10 ottobre - Trattatviva-fiume a Belgrado: Holbrooke e Milosevic negozieranno per tre giorni. La Nato fa partire il conto alla rovescia. La Russia minaccia un appoggio militare a Belgrado. Rugova e l'UCK chiedono i raid, ma non sono d'accordo col piano USA di autonomia della regione.
13 ottobre - Accordo fatto a Belgrado: ritiro delle forze speciali, accettazione di una missione OSCE di "verificatori disarmati" dell'applicazione della Risoluzione ONU 1199, pattugliamento aereo di veivoli non da combattimento, prosecuzione del negoziato sebo-albanese sullo status futuro del Kosovo (si parla di "autonomia all'interno della Serbia", con Prlamento, Governo e Polizia locale), elezioni entro l'autunno '99.
14 ottobre - A Belgrado, approvata una legge che permette la chiusura dei mezzi di informazione accusati di diffondere materiale "disfattista" e "anti-nazionale": verranno chiusi di conseguenza diversi mezzi di informazione d'opposizione. A Pristina, Demaqui torna sulla scena come portavoce dell'UCK: respinta l'intesa Holbrooke-Milosevic. Piu' possibilista la posizione di Rugova. La parte albanese chiede l'indipendenza, e non l'autonomia.
23 ottobre - Parte la missione OSCE affidata a duemila "verificatori".Si registrano comunque diverse violazioni del "cessate il fuoco", in particolare da parte dell'UCK.
L'Europarlamento assegna a Rugova il premio Sakharov '98 per la liberta' di pensiero.
27 ottobre - Accordo raggiunto sulle "relazioni speciali" prevista dal trattato di Dayton tra Croazia e Federazione croato-musulmana. La firma ufficiale pare pero'difficile, perche' resta irrisolta la condizione dell'utilizzo del porto croato di Ploce da parte musulmana.
28 ottobre - Elezioni parlamentari in Macedonia: vince il centro-destra nazionalista. Il partito vincente (VMRO) e' nazionalista conservator anti-albanese, di ispirazione cristiano-ortodossa.
Allo scadere dell'ultimatum Nato, il 90% delle truppe serbe si e' ritirato dal Kosovo. Parte dei profughi rientra nelle case. L'UCK recupera postazioni da cui era stato scacciato.
A Durazzo in Albania, intercettato dalla polizia un carico d'armi nasconto in un mezzo che trasportava aiuti umanitari; il container proviene dalla Svizzera, via Croazia e Italia.
In Slavonia Orientale, ripetuti attentati ai danni di cittadini serbi. Nelle settimene precedenti vi erano stati atti analoghi in Krajina.
3 novembre - L'ufficiale francese Pierre Brunel, di servizio al Quartier Generale Nato di Bruxelles, ammette di aver consegnato ad un emissario jugoslavo informazioni riservate sui piani dell'attacco aereo alleato contro la Jugoslavia.
7 novembre - Salgono nuovamente le tensioni fra polizia serba e UCK. Quest'ultimo sta infatti cercando di riempire i vuoti lasciati dalle milizie serbe in ritirata. Intanti gli osservatori della missione OSCE (Kdom) accusano l'UCK di limitare le attivita' di osservazione, molto di piu' di quanto lo facciano le forze serbe.
9 novembre - Uccisi due poliziotti serbi rapiti qualche giorno prima. Attacco notturno dell'UCK contro la stazione di polizia di Malishevo.
11 novembre - In Bosnia, altri due attentati a Stolac (sud-est di Mostar) contro profughi musulmani rientrati nelle proprie case. Con 89 attentati dall'inizio dell'anno, l'area di Stolac e' considerata una delle piu' "calde" dell'intera Bosnia.
Il Ministero di Grazia e Giustizia italiano, riconosce come "delitto politico" l'uccisione dei tre volontari bresciani avvenuta in Bosnia nel maggio '93. E' ora internazionalmente perseguibile il presunto responsabile, il musulmano-bosniaco "Paraga" Prjic, attualmente consigliere comunale a Gorni Vakuf.
16 novembre - Prime condanne a carico di musulmani da parte del TI: si tratta di Hazim Delic e Hesad Landzo (oltre al croato Zdravko Mucic), condannati per omicidi, torture e stupri compiuti nel campo di Celebici in Bosnia centrale.
Il tribunale di Visoko, vicino a Sarajevo, condanna a sei e nove mesi con la condizionale i responsabili dell'uccisione a botte di un anziano serbo nel marzo del '97: forti proteste di UNHCR, OSCE e ONU per l'esiguita' delle pene.
18 novembre- Reso noto il piano americano sul Kosovo: larga autonomia di governo, legislativa e giurisdizionale, oltre ad una propria polizia locale (il tutto rappresentativo della composizione etnica dell'area: nove albanesi e un serbo); rappresentaza del Kosovo al Parlamento Jugoslavo (e non in quello serbo). E' praticamente uno status di semi-repubblica federata. La serbia dice no alla rappresentanza al parlamento federale, mentre gli albanesi si lo considerano "un passo avanti"; il problema di questi ultimi e' pero' l'incapacita' di formare una delegazione unitaria per le trattative, vista la rottura tra UCK e Rugova.
25 novembre - A distanza di due settimane uno dall'altro, rimossi da Milosevic il responsabile dei servizi di sicurezza ed il capo dell'esercito federale, colpevoli di aver proposto una linea piu' morbida per il problema del Kosovo. Manifestazioni studentesche a Belgrado, contro una legge che affida direttamente al governo la nomina dei docenti universitari (si e' di conseghuenza registrata la depurazione di una decina di insegnanti aventi posizioni critiche nei confronti del regime).
27 novembre - A Sarajevo, rinvenuta una fossa comune di serbi nel cimitero centrale della citta': si tratterebbe di decine di civili uccisi dai musulmani nel vicino Ospedale di Kosevo.
Tiene in Kosovo la tregua monitorata dagli osservatori OSCE; rilasciati intanto dall'UCK quattro ostaggi, due giornalisti serbi e due politici del partito di Rugova.
1 dicembre - La polizia croata di Sebenik interrompe il piu' grande canale di traffico d'armi degli ultimi dieci anni, sequestrando venti container di armi (per un valore di circa 1,7 miliardi di lire), pare provenienti dalla Bosnia e destinate al Kosovo: cinque arresti a Sebenik, Sarajevo, Vitez.
2 dicembre - Arrestato da una pattuglia della SFOR nei pressi di Brcko Radislav Krstic, ricercato n°3 (dopo Karadzic e Mladic) del TI: l'accusa e'di genocidio, commesso durante e dopo la caduta di Srebrenica tra l'11 luglio e il primo novembre '95. Forti proteste di Poplasen, neoeletto presidente della RS.
7 dicembre - Rifiuto del piano USA da parte del partito di Rugova. Sono intanto ripresi gli scontri, con 12 morti dalla parte albanese.
Human Rights Watch denuncia torture ai danni degli oltre mille kosovari detenuti nelle carceri serbe.
9 dicembre - La Nato invia 1800 uomini in Macedonia come "forza di estrazione" per i verificatori presenti in Kosovo (che per ora sono 400 dei 2000 previsti). Trenta morti albanesi in scontri sul confine con l'Albania.
16 dicembre - A Madrid si tiene l'annuale conferenza internazionale sull'attuazione degli accordi di Dayton: ditpo puntato sull'impossibilita' del rientro dei profughi. Sono ancora 2.231.000 le persone che attendono di far ritorno ai loro luoghi di origine: 860mila sono disperse in Bosnia, 210mila rifugiate in Jugoslavia, 130mila in diversi paesi europei, 35mila in Croazia.
A Pec sei giovanissimi serbi sono uccisi in un bar da un commando (pare dell'UCK); altissima la tensione nella cittadina (albanese all'85%).
18 dicembre - Ucciso in un agguato dell'UCK il vicesindaco serbo di Kosovo Polje nei pressi di Pristina, ed anche la famosa "Piana dei Merli".
23 dicembre - Sempre piu' frequenti gli scontri tra UCK e polizia serba: negli ultimi dieci giorni ci sono stati oltre 50 morti, tra cui 36 separatisti albanesi.
La SFOR rimuove la polizia croata dalla zona di Martinbrod, nella Bosnia nord occidentale, per riconsegnare il territorio alla federazione croato-musulmana. Tudjman rinviava dall'85 il rientro delle proprie forze.
Le forze ONU rendono noto che nel corso del '97 e del '98 sono stati ben 1173 i casi di violazione dei diritti e delle liberta' civili registrati nella Hercrg-Bosna (la parte croata della Bosnia controllata in pratica da Zagabria): le vittime piu' numerose sono stati i serbi nei territori di Livno, Drvar, Grahovo.
Il TI rinvia a giudizio due croato-bosniaci, Mladen Naletilic e Vinko Martinovic, per crimini e azioni di pulizia etnica nei confronti di musulmani nelle zone di Mostar e Jablanica; fra i reati contestati vi sono omicidi, torture, distruzioni di proprieta', trasferimento forzato di civili.
26 dicembre - Ormai saltata la tregua in Kosovo: aspri scontri a Podujevo (a nord di Pristina) tra UCK e milizie serbe, con morti da entrambe le parti.
30 dicembre - Momentaneamente cessati gli scontri in Kosovo. Su pressione USA, Rugova ammette che "la piena autonomia potrebbe essere sufficente; questo gli costa l'uscita dalla sua coalizione di alcuni partiti minori, che si avvicinano alle posizioni dell'UCK.
millenovecento99
2 gennaio - Il Ministero di Grazia e Giustizia italiano concede alla Procura di Brescia l'autorizzazione a procedere contro ignoti per l'omicidio di Moreno Locatelli a Sarajevo il 3 ottobre '93 durante una manifestazione pacifista di Beati i Costruttori di Pace.
4 gennaio - Scontro politico nella RS: a causa di veti incrociati, dalle elezioni di settembre non e' stato ancora possibile formare un nuovo governo.
6 gennaio - Tudjman respinge la richiesta del TI di consegnare due ex-comandanti delle milizie croate dell'area di Mostar, accusati di crimini di guerra.
Anche Belgrado rifiuta la consegna di tre generali serbi accusati dal TI di crimini di guerra per la conquista di Vukovar nel '91. Rifiuta anche di riconoscere la competenza del TI per le azioni in Kosovo.
8 gennaio - Tre civili e tre poliziotti serbi sono uccisi in un'azione dell'UcK nel sud del Kosovo. Presi invece in ostaggio sempre dall'UcK otto poliziotti serbi. La tensione torna a salire rapidamente, con l'intensificarsi della guerriglia albanese e le azioni delle forze serbe.
Truppe francesi dello SFOR uccidono nei pressi di Foca Dragan Gagovic, ricercato dal TI per crimini di guerra commessi quando era a capo delle polizia di Foca nel '92; nella cittadina viene assaltato l'ufficio dell'ONU come ritorsione.
11 gennaio - Ucciso (dall'Uck ?) Enver Maloku; portavove di Rugova, era il direttore del Centro di informazione di Pristina. L'Uck fa sapere di voler scambiare gli ostaggi serbi con altrettanti prigionieri albanesi.
A Pristina, manifestazione senza incidenti dei serbi kosovari, che accusano Belgradio di averli abbandonati.
14 gennaio - A seguito della mediazione OSCE vengono rilasaciati gli ostaggi serbi dell'Uck.
Fallito l'ennesimo incontro diplomatico tra Slovenia e Croazia per la definizione del contenzioso sui confini tetrrestri e marittimi nei pressidiPunta Salvore.
15 gennaio - Scontri nei pressi dei villaggi di Racak e Petrovo: almeno quindici i morti albanesi; feriti anche due osservatori OSCE che cercavano di raggiungere i luoghi degli scontri.
16 gennaio - Uccisi 45 albanesi nei pressi del villaggio di Racak, nel kosovo meridionale. Ci sono anche tre donne ed un bambino: il capo (l'americano Walker) della missione OSCE accusa le forze serbe di uccisioni a sangue freddo, dopo torture. La parte serba parla di una messinscena, usando i corpi di miliziani dell'Uck uccisi in battaglia.
L'ONU rende noto che nel '98 l'UcK ha rapito 282 persone, e che di 136 di esse non si ha alcuna notizia. Il Centro albanese per i diritti umani di Pristina sostiene che sono 1179 le vittime delle forze serbe (di cui 207 donne e 193 bambini).
Il TI autorizza la giustizia bosniaca a procedere contro Fikret Abdic (ex presidente della "Regione Autonoma della Bosnia Occidentale" di Bihac) per crimini di guerra.
18 gennaio - Belgrado dichiara Walker "persona non gradita", intimandogli di lasciare il potere entro 48ore. A Luise Arbour, procuratrice capo del TI, non viene permesso di entrare in Kosovo.
21 gennaio - Molte voci della stampa internazionale mettono in luce le contraddizioni della rapida attribuzione alle forze serbe del massacro di Racak. L'UcK rapisce 5 anziani serbi: chiede il rilascio dei 9 prigionieri albanesi promessi al rilascio dei soldfati jugoslavi.
23 gennaio - "Congelata" da Belgrado l'espulsione di Walker; l'UcK libera gli anziani serbi, ed i serbi i miliziani albanesi. L'OSCE dichiara che Walker "ha parlato col cuore, non con la ragione".
25 gennaio - Cinque civili albanesi sono uccisi nel Kosovo occidentale: dai serbi o dall'UcK (che controlla la zona?). Forti contarsti all'interno del "Gruppo di Contatto", tra USA Russia ed Europa, sul ruolo della Nato nella crisi.
29 gennaio - Il Gruppo di Contatto lancia un ultimatum a serbi ed albanesi: conferenaza a Rambouillet (Parigi) entro una settimana per la negoziazione di un accordo, altrimenti via ai raid Nato (solo contro i serbi ?). Sul piatto "una consistente autonomia" del Kosovo all'interno della Serbia. Continuano gli scontri sul campo.
2 febbraio - L'UcK accetta il negoziato, come gia' aveva fatto Rugova. Anche i serbi si recheranno a Rambouillet.
6 febbraio - Inizia a Rambouillet la conferenza sul Kosovo Questa la base di discussione proposta dal Gruppo di Contatto: accordo per tre anni su un ampio autogoverno, comprendente organi legislativi/esecutivi/giudiziari autonomi; al termine si potra' affrontare la questione dello status definitivo della provincia; rispetto dell'integrita' territoriale della federazione; protezione dell'identita' culturale di tutte le parti; libere elezioni supervisionate dall'OSCE; amnistia e rilascio dei detenuti politici; garanzia del diritto di rappresentanza a ogni livello di tutte le comunita' etniche; una polizia formata sulla base della composizione etnica della provincia; tutela dei diritti umani; creazione di una commissione congiunta per l'attuazione degli accordi e di un sistema di soluzione delle controversie.
A Pristina, una bomba uccide tre civili in un negozio albanese.
In Macedonia, rimessi in liberta' due sindaci di citta' a maggioranza albanese (Gostivar e Tetovo), incarcerati nel '97 per aver esposto la bandiera albanese.
10 febbraio - Negoziato a Vienna sullo status di Brcko.
A Rambouillet impasse nei negoziati: gli albanesi chiedono che "il diritto all'indipendenza sia riconosciuto chiaramente e con scadenze precise", mentre i sebi vogliono che venga accettata "l'intangibilita' dei confini jugoslavi"; non c'e' accordo sulla presenza Nato.
13 febbraio - Ancora scontri in Kosovo, mentre a Pristina riprendono le lezioni in albanese in alcune Universita'.
La Croazia rifiuta la consegna al TI di suoi ufficiali ricercati per crimini di guerra commessi durante l'Operazione Tempesta, nell'agosto '95 nella Krajna di Knin.
L'OSCE afferma che "+la Croazia non sta mantenendo i suoi impegni a liberalizzare i mass-media, riformare le leggi elettorali, migliorare il rispetto dei diritti umani", e rischia l'espulsione dagli organismi internazionali.
23 febbraio - Nessun accordo a Rambouillet: ci si rivedra' a meta' marzo, permettendo agli albanesi la "consultazione della base".
28 febbraio - Un anno di conflitto armato in Kosovo: sono oltre duemila i morti. Gli scontri continuano.
1 marzo - Adem Demaqi si dimette dal ruolo di rappresentante politico dell'UcK, accusando i favorevoli all'accordo di aver rinunciato all'indipendenza. Convocata per il 15 marzo la nuova tornata negoziale a Rambouillet.
Sono 50mila i serbi fuggiti dal Kosovo, e 99 i villaggi ormai di una sola etnia.
In Macedonia continua il dispiegamento di forze Nato (sono ora oltre 10mila uomini). Termina intanto la positiva missione ONU nel paese, a causa del veto della Cin, come ritorsione al riconoscimento di Taiwan da parte del nuovo governo Macedone.
4 marzo - Inizia in Croazia il processo al capo del lager di Jasenovac, Dinko Sakic: una pura formalita' verso l'assoluzione ?
In Kosovo, scontri e grandi manovre al confine con la Macedonia.
6 marzo - Grande tensione in Bosnia, per due decisioni importanti. Carlos Westwndorp, alto rappresentante internazionale in Bosnia, destituisce dall'incarico di presidentte dei serbi di Bosnia Nikola Poplasen (del partito radicale di Seselj), recentemente eletto: l'accusa e' di impedire l'attuazione degli accordi di Dayton.
L'arbitrato internazionale decide che Brcko, corridoio tra le due partitdella RS e strategico porto sul fiume Sava, sara' un distretto neutrale autogovernato da un governo multietnico sotto la supervisione internazionale: forti proteste tanto dalla parte musulmana che da quella serba. Si dimettono Milorad Dodik, premier della RS, e Zivko Radisic, presidente collegiale della Bosnia, graditi all'occidente. Brcko aveva una popolazione prevalentemente croato e musulmana prima del '92, ma e' ora a maggioranza serba.
8 marzo - I serbi di Bosnia annunciano il boicottaggio di tutte la istiutzioni congiunte, in seguito alla decisione su Brcko ed alla destituzione di Poplasen.
10 marzo - Fallisce la missione di Holbrooke a Belgrado: confermato il no di Milosevic alla presenza della Nato in Kosovo. Continuano intanto gli scontri, con vittime da entrambe le parti. Inizia una nuova fuga di civili.
15 marzo - Cominciato a Parigi il nuovo round di negoziati sul Kosovo. I serbi rimettono in discussione anche la parte politica dell'accordo, ed ammassano le truppe ai confini del Kosovo.
16 marzo - A Sarajevo viene gravemente ferito in un attentato il viceministro della Federazione Croato-Musulmana Jozo Leutar, croato.
18 marzo - La delegazione albanese a Parigi firma il "piano di Rambouillet": non si parla di referendum per l'indipendenza.
20 marzo - Gli osservatori OSCE abbandonano il kosovo. Inizia l'avanzata dell'esercito serbo.
23 marzo - Fallisce il tentativo in extremis di Holbrooke di raggiungere un accordo con Milosevic.
24 marzo - La Nato inizia i bombardamenti su tutto il territorio della Federazione: Serbia, Montenegro, Voivodjna, Kosovo.
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