KOSOVO - un anno inutile per la pace -
Ecco una cronologia pressoche' giornaliera del precipitare degli eventi, dall'eccidio che ha fatto precipitare la spirale della violenza, sino all'inizio dei bombardamenti Nato.
Nessuna chanche per la pace.
|
questo stesso testo in formato .pdf (per Acrobat Reader -34KB-)
millenovecento98
2 marzo - Scontri in Kosovo tra
manifestanti albanesi e forze di polizia
serbe: 16 i morti. Gli albanesi chiedono
un intervento internazionale, Milosevic
risponde dichiarando che quello del
Kosovo è un "problema interno" della
Serbia.
4 marzo - La polizia serba attacca i
villaggi albanesi di Prekaz, Drenica,
Serbica: si hanno morti e profughi. E' in
atto una sorta la "pulizia etnica" della
zona; le autorità serbe dichiareranno che
si tratta di una operazione di
"antiterrorismo".
5 marzo - Migliaia di donne albanesi
manifestano per la pace a Pristina. La
polizia serba restituisce i corpi di 57
persone ai famigliari: tra loro ci sono
donne, bambini, anziani. Pubblicate sui
giornali le foto del massacro.
9 marzo - In cinquantamila in piazza a
Pristina, per manifestare per la pace.
A Londra si riunisce il Gruppo di
Contatto: si concedono dieci giorni alle
parti per trovare una soluzione negoziale,
e viene nominato un mediatore
internazionale. Vengono anche decise
sanzioni contro la Jugoslavia, superando
l'opposizione della Russia, vicina a
Belgrado.
10 marzo - Rugova (leader della Lega
Democratica del Kosovo, eletto
clandestinamente "presidente" albanese
del Kosovo) parla di indipendenza e non
solo più di autonomia.
12 marzo - Belgrado respinge la
mediazione internazionale e propone un
negoziato a due.
16 marzo - Una manifestazione di
ventimila donne albanesi diretta a
Drenica viene bloccata dalla polizia
serba, ma senza incidenti.
19 marzo - Milosevic annuncia
l'applicazione dell'accordo con Rugova
del settembre '96 sull'istruzione comune.
22 marzo - Le elezioni "parallele",
osteggiate dai serbi e boicottate dal KMK
(Comitato di Difesa del Kosovo),
propongono nuovamente la vittoria di
Rugova e della Lega Democratica del
Kosovo.
Con la mediazione della Comunità di
Sant'Egidio le delegazioni serba ed
albanese firmano un nuovo accordo
sull'istruzione, che consentirà agli
albanesi un graduale rientro nelle scuole
(con lezioni anche in lingua albanese);
forti contestazioni dei serbi del Kosovo.
23 marzo - A Decani in Kosovo, scontri
tra la milizia serba e i militanti dell'UcK
(Esercito di Liberazione del Kosovo,
favorevole all'annesione all'Albania
ottenuta con le armi): si parla di cinque
vittime, e della presenza di forze
provenienti dalla vicina Albania.
25 marzo - Il Gruppo di Contatto scieglie
la linea morbida: un mese perchè la
polizia speciale serba si ritiri dal Kosovo,
inizi il dialogo per "la più ampia
autonomia" (ma l'indipendenza è
espressamente esclusa), venga accettata la
mediazione internazionale; le sanzioni
scatteranno se tutto ciò non avverrà. A
Pristina continuano intanto le
manifestazioni di piazza delle due parti.
31 marzo - A Pristina i serbi consegnano
agli albanesi la prima delle scuole
previste dall'accordo sull'istruzione.
Milosevic nel frattempo pone condizioni:
sì alla mediazione internazionale, ma solo
se la Jugoslavia verrà riammessa
nell'OSCE (è paese fondatore, ma ne è
stata espulsa a seguito della guerra in
Bosnia).
Serbi e montenegrini residenti nelle zone
di Decani e Djakovica fuggono in altre
regioni della federazione: l'esodo è
cominciato dopo gli scontri di una
settimana fa.
2 aprile - Milosevic propone un
referendum popolare sulla necessità di un
mediatore internazionale. Intanto la
delegazione albanese non si presenta per
la decima volta all'incontro con quella
serba.
4 aprile - Attacco dell'artiglieria serba ad
un villaggio dell'area di Drenica,
considerata una roccaforte dell'UcK.
Gli USA avviano una iniziativa
unilaterale (che scavalca il Gruppo di
Contatto): propongono dei colloqui sotto
la supervisione di un mediatore
statunitense, con l'affiancamento di un
vice europeo.
6 aprile - Trovati presso Pristina i
cadaveri di sei uomini: secondo fonti
locali sono "collaborazionisti albanesi"
rapiti ed uccisi dall'UcK.
9 aprile - La Lega ed altri tredici partiti
ed organizzazioni lanciano la campagna
"mezz'ora per il Kosovo", centrata su
assembramenti di trenta minuti in piazza,
in silenzio e senza striscioni e cartelli,
tutti i giorni.
21 aprile - Scontro diretto (con almeno
26 morti) nella parte occidentale del
Kosovo: fonti internazionali riferiscono
che dal vicino confine albanese arrivano
uomini e armi per sostenere l'UcK. Fuga
di civili di entrambe le parti.
23 aprile - Referendum in Serbia, per
esprimersi a favore o contro la
mediazione internazionale in Kosovo: il
70% alle urne, il 95% dice no.
29 aprile - Il Gruppo di Contatto decide
sanzioni (in particolare il blocco dei beni
serbi all'estero) e incentivi (reintegrazione
di Belgrado nell'OSCE) nei confronti
della Serbia; contraria la Russia.
Proseguono intanto gli scontri in
Kosovo, vicino al confine con l'Albania.
4 maggio - Scontri nei pressi di
Ponosevac (a quattro chilometri
dall'Albania) tra l'esercito serbo e l'UcK: è
praticamente una battaglia campale, con
mezzi pesanti e centinaia di uomini
impegnati.
15 maggio - In seguito alla mediazione di
Holbrooke, Rugova e Milosevic si
incontrano a Belgrado senza
"precondizioni": si definisce che
delegazioni delle due parti si incontrino
settimanalmente a Pristina, senza
mediazione internazionale.
22 maggio - Per la prima volta dopo
quindici incontri andati a vuoto, la
delegazione kosovara incontra quella
serba a Pristina, nel quadro degli accordi
Rugova-Milosevic. Continua la consegna
delle Università da parte dei serbi agli
albanesi, e il Gruppo di Contatto congela
parte delle sanzioni.
25 maggio - Si moltiplicano gli incidenti
in Kosovo, sia al centro dela paese che al
confine con l'Albania. A rischio i
colloqui di pace appena iniziati.
L'UNHCR annuncia che gli sfollati interni
al paese sono più di 34mila.
28 maggio - La NATO decide di
effettuare grandi manovre militari
congiunte in Albania e Macedonia, ai
confini con il Kosovo: vengono definite
"azioni di stabilizzazione e dissuasione".
E' un segnale molto esplicito di
disponibilità all'uso della forza. Dura la
reazione di Belgrado: ogni sconfinamento
nei territori della federazione sarà
considerato un'invasione, e pertanto un
atto di guerra.
30 maggio - Bilancio degli scontri da
fine febbraio: 220 morti secondo il
"Comitato Albanese per i diritti umani",
25 vittime per il "Centro Serbo di
informazioni".
Rugova è negli USA, ricevuto da Clinton.
1 giugno - Scontri nell'area di Decani:
decine di morti dalle due parti. Inizia una
nuova ondata di fuga dei civili.
3 giugno - L'UNHCR comunica che sono
ormai 50mila i civili in fuga dal Kosovo,
di cui 3mila giunti in Albania e 5mila in
Montenegro: è un indicatore
dell'allargamento dei combattimenti.
Tirana mobilita i riservisti al confine con
la Serbia.
5 giugno - Saltato l'incontro negoziale tra
le delegazioni serba e albanese a Pristina,
perchè "il dialogo è impossibile" a causa
del precipitare della situazione.
12 giugno - Ultimatum del Gruppo di
Contatto: o Belgrado dà "prova
immediata di ravvedimento", o subirà le
conseguenze di un intervento militare
NATO. Vengono intanto bloiccati i voli
internazionali verso la federazione.
15 giugno - Inchieste di giornali
internazionali denunciano la forte
presenza di mercenari nelle file dell'UcK:
tedeschi, inglesi, svedesi, ma soprattutto
croati.
Iniziano le manovre militari NATO ai
confini col Kosovo; prende però piede
nella comunità internazionale l'idea che
ogni ulteriore passo della NATO possa
essere compiuto solo con l'autorizzazione
ONU (occorre in pratica il consenso di
Mosca, ora contraria).
16 giugno - L'UNHCR comunica che da
marzo 65mila persone hanno
abbandonato le loro case nel Kosovo:
40mila sono rimaste nel paese, 15mila
sono fuggite in Albania e 10mila in
Serbia e Bosnia (questi ultimi sono
esclusivamente serbi, per la stragrande
maggioranza già profughi fuggiti dalla
Krajina).
A Mosca si incontrano Milosevic e Eltsin,
nel tentativo di una mediazione russa alla
crisi: impegno al rilancio dei colloqui,
disponibilità all'autonomia, blocco delle
azioni di polizia (ma solo se l'UcK farà
altrettanto).
18 giugno - A Durazzo viene intercettato
un carico di armi italiane dirette in
Kosovo. A Belgrado, manifestazione di
genitori di ragazzi di leva nell'esercito
jugoslavo, inviati in Kosovo.
25 giugno - Holbrooke fa la spola tra
Belgrado ed il Kosovo, dove incontra
non solo Rugova ma anche l'UcK (che
controlla ormai oltre un terzo del
territorio, anche grazie al fatto che la
polizia serba è molto poco attiva per
paura dei raid aerei Nato); imbarazzate
per questo incontro le diplomazie
europee. La posizione finale coincide con
quella russa: entrambe le parti devono
cessare le ostilità e ritirare le forze
armate.
29 giugno - Attacco delle forze serbe
all'importante miniera di Balalevac,
caduta sotto il controllo dell'UcK. Ma i
fronti si moltiplicano: nel villaggio di
Kijevo un centinaio di civili serbi è sotto
l'assedio dell'UcK; al confine con tra
Macedonia e Albania ci sono continui
scontri tra le guardie di frontiera
macedoni ed albanei armati
(contrabbandieri d'armi verso il
Kosovo?) che cercano di suparare il
confine. L'UE vieta gli aeroporti europei
alla compagnia di bandiera jugoslava Jat.
6 luglio - Inizia la presenza di "monitor"
dell'ONU in Kosovo.
Si ha intanto notizia che l'UcK ha
cominciato a rapire gli albanesi
favorevoli al dialogo ed alla convivenza.
10 luglio - Scontri in varie zone del
Kosovo. La diplomazia internazionale
parla ora di un "cessate il fuoco".
18 luglio - Escalation del conflitto:
pesanti combattimenti al confine con
l'Albania, con decine di morti. Fuga di
oltre 20mila civili.
27 luglio - Aspri combattimenti tra UcK e
Polizia Serba in un'area considerata una
roccaforte degli indipendentisti.
L'UNHCR comunica che gli sfollati sono
ora 150mila.
Nell'ultimo mese sia in Svizzera che in
Germania sono stati bloccati i conti
bancari destinati a raccogliere i fondi
versati dagli albanesi all'estero per
finanziare le attività in kosovo (anche la
lotta armata ?).
30 luglio - Milosevic annuncia che "le
operazioni militari nel Kosovo sono
concluse" e che si rende ora possibile una
soluzione politica. Gli scorsi giorni è stata
conquistata Malisevo, roccaforte
dell'UcK.
1 agosto - Sono quasi 200mila i profughi
in Kosovo: molti si stanno rifugiando nei
boschi, nella speranza di rientrare presto
nelle proprie case.
5 agosto - Fosse comuni a Orahovac in
Kosovo? Si parla di 500 persone, con
molti bambini. Nei giorni successivi la
notizia si rivelerà falsa. Ora sono 230mila
le persone fuori dalla propria casa, di cui
27mila rifugiati in Montenegro e 15mila
in Albania.
7 agosto - Bombardamenti serbi nei
pressi di Djakovica. A Pristina centinaia
di donne albanesi sfilano in silenzio per
protestare contro "i massacri" dei giorni
scorsi. L'UcK, che continua a subire
pesanti sconfitte militari, annuncia la
disponibilità a sedersi al tavolo delle
trattative.
11 agosto - Il Gruppo di Contatto
presenta un piano per accordo fra le
parti, che prevede che il Kosovo diventi
una sorta di terza repubblica della
federazione (autonomia perciò, ma non
indipendenza). L'UcK lo respinge.
13 agosto - Rugova nomina una
delegazione per i colloqui con la
rappresentanza serba, ma non ne fa parte
l'UcK nè il nuovo portavoce Demaqui.
Notizie non confermate indicano l'UcK in
gravissima crisi, con scontri interni e
regolamenti di conti.
21 agosto - L'UNHCR accusa tanto le
forze serbe quanto l'UcK di bloccare gli
aiuti umanitari destinati agli albanesi
sfollati.
29 agosto - Le forze serbe riconquistano
un villaggio in mano dell'UcK,
accertando che nel mese di luglio sono
stati trucidati oltre venti serbi, bruciati in
una fornace.
Ad Ancona viene intercettato un carico di
armi dirette in Kosovo, via Abania: è il
secondo dell'estate.
2 settembre - Clinton e Eltsin in una
dichiarazione congiunta affermano che
Milosevic "deve ordinare l'immediata
cessazione delle operazioni di repressione
contro la popolazione albanese del
Kosovo, e nel contempo le forze albanesi
devono astenersi da qualunque forma di
violenza". Milosevic propone
un'autonomia amministrativa con validità
3/5 anni, con successiva verifica.
8 settembre - Presentato il piano di pace
USA per il Kosovo:tre anni di autonomia,
al termine dei quali si affronterà la
decisione definitiva sull'eventuale
indipindenza; elezioni molto presto,
polizia locale in sostituzione di quella
serba. Resta irrisolto il nodo del "cessate
il fuoco", continuano infatti
combattimenti in varie parti del paese
(nell'area di Pec vi sono 25mila civili in
fuga).
11 settembre - A Spalato, fermato un
carico di armi dentro un camion diretto
in Kosovo via Albania: ufficialmente
trasportava "aiuti umanitari".
Il Montenegro chiude il confine con il
Kosovo per impedire l'arrivo di profughi;
da notare che è un confine interno
jugoslavo (con la Serbia), non
internazionale: è un fatto senza
precedenti. Ormai sono 400 i villaggi
colpiti, 14mila le case distrutte, 382mila i
profughi.
21 settembre - Adem Demaqui, leader
oltranzista degli albanesi del Kosovo e
recentemente "rappresentante politico"
dell'UcK, annuncia il ritiro dalla vita
politica per "problemi di salute"; pare
invece che la scelta sia conseguenza di un
duro scontro con i vertici militari
dell'UcK.
22 settembre - Continua l'offensiva
serba. A Pristina ferito in un agguato
notturno Sabri Hamiti, stretto
collaboratore di Rugova. Il Consiglio di
Sicurezza dell'ONU approva una
risoluzione che detta questa condizioni:
cessate il fuoco immediato, negoziato
senza pre-condizioni, mediazione
internazionale. Gli USA e la Gran
Bretagna fanno sapere di considerarla il
via libera all'intervento Nato.
28 settembre - Milosevic annuncia la
fine delle ostilità in Kosovo: è
definitivamente sconfitto l'UcK o è la
solita mossa per prendere tempo?
A Tirana, viene ucciso in un agguato
notturno Hamet Krasniqi, Ministro della
Difesa del governo kosovaro in esilio.
29 settembre - La Corce Rossa
Intertnazionale conferma che sono 249 le
persone rapite dall'inizio di marzo
dall'UcK, di cui 162 serbi e montenegrini
e 74 albanesi "collaborazionisti": finora
93 sono state liberate, di 29 si sono
ritrovati i corpi senza vita, degli altri non
si sa nulla.
Scoperta a Gornie Obrinje la strage di 18
persone (donne e bambini inclusi),
attribuita alle forze speciali serbe.
1 ottobre - Scoperto un altro massacro
di civili albanesi in Kosovo: si tratta di
quattordici uomini uccisi con raffiche a
bruciapelo alla schiena. Si ha notizia di
altre azioni analoghe in varie parti del
paese. Diventa sempre più concreta la
possibilita' di raid NATO.
5 ottobre - Ripartono i negoziati, ma
l'intervento Nato sembra imminente. La
Serbia propone una missione di
osservatori OSCE (ad aprile un
referendum popolare aveva respinto col
95% dei voti questa proposta), ma
l'OSCE respinge la proposta (invia invece
una commissione di indagine sulle ultime
stragi).
6 ottobre - Nuovi dati dell'UNHCR. Nel
Kosovo i profughi sono 294mila, di cui:
200mila sfollati nello stesso Kosovo,
42mila in Montenegro, 20mila in Serbia,
20mila in Albania, 7mila in Bosnia, 2mila
in Turchia, 2mila in Slovenia, milla in
Macedonia.
8 ottobre - USA, Gran Bretagna,
Francia, Germania e Italia invitano i loro
connazionali a lasciare la Federazione
Jugoslava (a causa dei raid NATO).
L'ONU annuncia che in questi giorni di
scontri sospesi sono rientrati nei propri
villaggi circa 50mila profughi.
10 ottobre - Trattativa-fiume a Belgrado:
Holbrooke e Milosevic negozieranno per
tre giorni. La Nato fa partire il conto alla
rovescia. La Russia minaccia un
appoggio militare a Belgrado. Rugova e
l'UcK chiedono i raid, ma non sono
d'accordo col piano USA di autonomia
della regione.
13 ottobre - Accordo fatto a Belgrado:
ritiro delle forze speciali, accettazione di
una missione OSCE di "verificatori
disarmati" dell'applicazione della
Risoluzione ONU 1199, pattugliamento
aereo di veivoli non da combattimento,
prosecuzione del negoziato sebo-albanese
sullo status futuro del Kosovo (si parla di
"autonomia all'interno della Serbia", con
Prlamento, Governo e Polizia locale),
elezioni entro l'autunno '99.
14 ottobre - A Pristina, Demaqui torna
sulla scena come portavoce dell'UcK:
respinta l'intesa Holbrooke-Milosevic.
Piu' possibilista la posizione di Rugova.
La parte albanese chiede l'indipendenza, e
non l'autonomia.
23 ottobre - Parte la missione OSCE
affidata a duemila "verificatori".Si
registrano comunque diverse violazioni
del "cessate il fuoco", in particolare da
parte dell'UcK. L'Europarlamento assegna
a Rugova il premio Sakharov '98 per la
liberta' di pensiero.
28 ottobre - Allo scadere dell'ultimatum
Nato, il 90% delle truppe serbe si e'
ritirato dal Kosovo. Parte dei profughi
rientra nelle case. L'UCK recupera
postazioni da cui era stato scacciato.
7 novembre - Salgono nuovamente le
tensioni fra polizia serba e UcK.
Quest'ultimo sta infatti cercando di
riempire i vuoti lasciati dalle milizie serbe
in ritirata. Intanti gli osservatori della
missione OSCE (Kdom) accusano l'UcK
di limitare le attivita' di osservazione,
molto di piu' di quanto lo facciano le
forze serbe.
9 novembre - Uccisi due poliziotti serbi
rapiti qualche giorno prima. Attacco
notturno dell'UcK contro la stazione di
polizia di Malishevo.
18 novembre- Reso noto il nuovo piano
americano sul Kosovo: larga autonomia
di governo, legislativa e giurisdizionale,
oltre ad una propria polizia locale (il tutto
rappresentativo della composizione etnica
dell'area: nove albanesi e un serbo);
rappresentaza del Kosovo al Parlamento
Jugoslavo (e non in quello serbo). E'
praticamente uno status di semi-
repubblica federata. La serbia dice no alla
rappresentanza al parlamento federale,
mentre gli albanesi si lo considerano "un
passo avanti"; il problema di questi ultimi
e' pero' l'incapacita' di formare una
delegazione unitaria per le trattative, vista
la rottura tra UcK e Rugova.
1 dicembre - La polizia croata di
Sebenik interrompe il piu' grande canale
di traffico d'armi degli ultimi dieci anni,
sequestrando venti container di armi (per
un valore di circa 1,7 miliardi di lire),
pare provenienti dalla Bosnia e destinate
al Kosovo: cinque arresti a Sebenik,
Sarajevo, Vitez.
7 dicembre - Rifiuto del piano USA da
parte del partito di Rugova. Sono intanto
ripresi gli scontri, con 12 morti dalla
parte albanese. Human Rights Watch
denuncia torture ai danni degli oltre mille
kosovari detenuti nelle carceri serbe.
9 dicembre - La Nato invia 1800 uomini
in Macedonia come "forza di estrazione"
per i verificatori presenti in Kosovo (che
per ora sono 400 dei 2000 previsti).
Trenta morti albanesi in scontri sul
confine con l'Albania.
A Pec sei giovanissimi serbi sono uccisi
in un bar da un commando (pare
dell'UcK); altissima la tensione nella
cittadina (albanese all'85%).
18 dicembre - Ucciso in un agguato
dell'UcK il vicesindaco serbo di Kosovo
Polje nei pressi di Pristina, ed anche la
famosa "Piana dei Merli".
23 dicembre - Sempre piu' frequenti gli
scontri tra UCK e polizia serba: negli
ultimi dieci giorni ci sono stati oltre 50
morti, tra cui 36 separatisti albanesi.
26 dicembre - Ormai saltata la tregua in
Kosovo: aspri scontri a Podujevo (a nord
di Pristina) tra UCK e milizie serbe, con
morti da entrambe le parti.
30 dicembre - Momentaneamente cessati
gli scontri in Kosovo. Su pressione USA,
Rugova ammette che "la piena autonomia
potrebbe essere sufficente; questo gli
costa l'uscita dalla sua coalizione di
alcuni partiti minori, che si avvicinano
alle posizioni dell'UcK.
millenovecento99
8 gennaio - Tre civili e tre poliziotti serbi
sono uccisi in un'azione dell'UcK nel sud
del Kosovo. Presi invece in ostaggio
sempre dall'UcK otto poliziotti serbi. La
tensione torna a salire rapidamente, con
l'intensificarsi della guerriglia albanese e
le azioni delle forze serbe.
11 gennaio - Ucciso (dall'UcK ?) Enver
Maloku; portavove di Rugova, era il
direttore del Centro di informazione di
Pristina. L'UcK fa sapere di voler
scambiare gli ostaggi serbi con altrettanti
prigionieri albanesi. A Pristina,
manifestazione senza incidenti dei serbi
kosovari, che accusano Belgrado di averli
abbandonati.
14 gennaio - A seguito della mediazione
OSCE vengono rilasaciati gli ostaggi
serbi dell'UcK.
15 gennaio - Scontri nei pressi dei
villaggi di Racak e Petrovo: almeno
quindici i morti albanesi; feriti anche due
osservatori OSCE che cercavano di
raggiungere i luoghi degli scontri.
16 gennaio - Uccisi 45 albanesi nei pressi
del villaggio di Racak, nel kosovo
meridionale. Ci sono anche tre donne ed
un bambino: il capo (l'americano Walker)
della missione OSCE accusa le forze
serbe di uccisioni a sangue freddo, dopo
torture. La parte serba parla di una
messinscena, usando i corpi di miliziani
dell'UcK uccisi in battaglia.
L'ONU rende noto che nel '98 l'UcK ha
rapito 282 persone, e che di 136 di esse
non si ha alcuna notizia. Il Centro
albanese per i diritti umani di Pristina
sostiene che sono 1179 le vittime delle
forze serbe (di cui 207 donne e 193
bambini).
18 gennaio - Belgrado dichiara Walker
"persona non gradita", intimandogli di
lasciare il potere entro 48ore. A Luise
Arbour, procuratrice capo del TI, non
viene permesso di entrare in Kosovo.
21 gennaio - Molte voci della stampa
internazionale mettono in luce le
contraddizioni della rapida attribuzione
alle forze serbe del massacro di Racak.
L'UcK rapisce 5 anziani serbi: chiede il
rilascio dei 9 prigionieri albanesi
promessi al rilascio dei soldfati jugoslavi.
23 gennaio - "Congelata" da Belgrado
l'espulsione di Walker; l'UcK libera gli
anziani serbi, ed i serbi i miliziani
albanesi. L'OSCE dichiara che Walker
"ha parlato col cuore, non con la
ragione".
25 gennaio - Cinque civili albanesi sono
uccisi nel Kosovo occidentale: dai serbi o
dall'UcK (che controlla la zona?). Forti
contarsti all'interno del "Gruppo di
Contatto", tra USA Russia ed Europa, sul
ruolo della Nato nella crisi.
29 gennaio - Il Gruppo di Contatto
lancia un ultimatum a serbi ed albanesi:
conferenaza a Rambouillet (Parigi) entro
una settimana per la negoziazione di un
accordo, altrimenti via ai raid Nato (solo
contro i serbi ?). Sul piatto "una
consistente autonomia" del Kosovo
all'interno della Serbia. Continuano gli
scontri sul campo.
2 febbraio - L'UcK accetta il negoziato,
come gia' aveva fatto Rugova. Anche i
serbi si recheranno a Rambouillet.
6 febbraio - Inizia a Rambouillet la
conferenza sul Kosovo Questa la base di
discussione proposta dal Gruppo di
Contatto: accordo per tre anni su un
ampio autogoverno, comprendente
organi legislativi/esecutivi/giudiziari
autonomi; al termine si potra' affrontare
la questione dello status definitivo della
provincia; rispetto dell'integrita'
territoriale della federazione; protezione
dell'identita' culturale di tutte le parti;
libere elezioni supervisionate dall'OSCE;
amnistia e rilascio dei detenuti politici;
garanzia del diritto di rappresentanza a
ogni livello di tutte le comunita' etniche;
una polizia formata sulla base della
composizione etnica della provincia;
tutela dei diritti umani; creazione di una
commissione congiunta per l'attuazione
degli accordi e di un sistema di soluzione
delle controversie.
A Pristina, una bomba uccide tre civili in
un negozio albanese.
10 febbraio - A Rambouillet impasse nei
negoziati: gli albanesi chiedono che "il
diritto all'indipendenza sia riconosciuto
chiaramente e con scadenze precise",
mentre i sebi vogliono che venga
accettata "l'intangibilita' dei confini
jugoslavi"; non c'e' accordo sulla
presenza Nato.
13 febbraio - Ancora scontri in Kosovo,
mentre a Pristina riprendono le lezioni in
albanese in alcune Universita'.
23 febbraio - Nessun accordo a
Rambouillet: ci si rivedra' a meta' marzo,
permettendo agli albanesi la
"consultazione della base".
28 febbraio - Un anno di conflitto
armato in Kosovo: sono oltre duemila i
morti. Gli scontri continuano.
1 marzo - Adem Demaqi si dimette dal
ruolo di rappresentante politico dell'UcK,
accusando i favorevoli all'accordo di aver
rinunciato all'indipendenza. Convocata
per il 15 marzo la nuova tornata negoziale
a Rambouillet.
Sono 50mila i serbi fuggiti dal Kosovo, e
99 i villaggi ormai di una sola etnia.
In Macedonia continua il dispiegamento
di forze Nato (sono ora oltre 10mila
uomini).
4 marzo - Scontri e grandi manovre al
confine con la Macedonia.
10 marzo - Fallisce la missione di
Holbrooke a Belgrado: confermato il no
di Milosevic alla presenza della Nato in
Kosovo. Continuano intanto gli scontri,
con vittime da entrambe le parti. Inizia
una nuova fuga di civili.
15 marzo - Cominciato a Parigi il nuovo
round di negoziati sul Kosovo. I serbi
rimettono in discussione anche la parte
politica dell'accordo, ed ammassano le
truppe ai confini del Kosovo.
18 marzo - La delegazione albanese a
Parigi firma il "piano di Rambouillet":
non si parla di referendum per
l'indipendenza.
20 marzo - Gli osservatori OSCE
abbandonano il kosovo. Inizia l'avanzata
dell'esercito serbo.
23 marzo - Fallisce il tentativo in
extremis di Holbrooke di raggiungere un
accordo con Milosevic.
24 marzo - La Nato inizia i
bombardamenti su tutto il territorio della
Federazione: Serbia, Montenegro,
Voivodjna, Kosovo.
L'esercito serbo invade il Kosovo.
passa alla storia del Kosovo
|