KOSOVO
- un anno inutile per la pace -


Ecco una cronologia pressoche' giornaliera del precipitare degli eventi, dall'eccidio che ha fatto precipitare la spirale della violenza, sino all'inizio dei bombardamenti Nato.

Nessuna chanche per la pace.

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millenovecento98

2 marzo - Scontri in Kosovo tra manifestanti albanesi e forze di polizia serbe: 16 i morti. Gli albanesi chiedono un intervento internazionale, Milosevic risponde dichiarando che quello del Kosovo è un "problema interno" della Serbia.

4 marzo - La polizia serba attacca i villaggi albanesi di Prekaz, Drenica, Serbica: si hanno morti e profughi. E' in atto una sorta la "pulizia etnica" della zona; le autorità serbe dichiareranno che si tratta di una operazione di "antiterrorismo".

5 marzo - Migliaia di donne albanesi manifestano per la pace a Pristina. La polizia serba restituisce i corpi di 57 persone ai famigliari: tra loro ci sono donne, bambini, anziani. Pubblicate sui giornali le foto del massacro.

9 marzo - In cinquantamila in piazza a Pristina, per manifestare per la pace. A Londra si riunisce il Gruppo di Contatto: si concedono dieci giorni alle parti per trovare una soluzione negoziale, e viene nominato un mediatore internazionale. Vengono anche decise sanzioni contro la Jugoslavia, superando l'opposizione della Russia, vicina a Belgrado.

10 marzo - Rugova (leader della Lega Democratica del Kosovo, eletto clandestinamente "presidente" albanese del Kosovo) parla di indipendenza e non solo più di autonomia.

12 marzo - Belgrado respinge la mediazione internazionale e propone un negoziato a due.

16 marzo - Una manifestazione di ventimila donne albanesi diretta a Drenica viene bloccata dalla polizia serba, ma senza incidenti.

19 marzo - Milosevic annuncia l'applicazione dell'accordo con Rugova del settembre '96 sull'istruzione comune.

22 marzo - Le elezioni "parallele", osteggiate dai serbi e boicottate dal KMK (Comitato di Difesa del Kosovo), propongono nuovamente la vittoria di Rugova e della Lega Democratica del Kosovo.
Con la mediazione della Comunità di Sant'Egidio le delegazioni serba ed albanese firmano un nuovo accordo sull'istruzione, che consentirà agli albanesi un graduale rientro nelle scuole (con lezioni anche in lingua albanese); forti contestazioni dei serbi del Kosovo.

23 marzo - A Decani in Kosovo, scontri tra la milizia serba e i militanti dell'UcK (Esercito di Liberazione del Kosovo, favorevole all'annesione all'Albania ottenuta con le armi): si parla di cinque vittime, e della presenza di forze provenienti dalla vicina Albania.

25 marzo - Il Gruppo di Contatto scieglie la linea morbida: un mese perchè la polizia speciale serba si ritiri dal Kosovo, inizi il dialogo per "la più ampia autonomia" (ma l'indipendenza è espressamente esclusa), venga accettata la mediazione internazionale; le sanzioni scatteranno se tutto ciò non avverrà. A Pristina continuano intanto le manifestazioni di piazza delle due parti.

31 marzo - A Pristina i serbi consegnano agli albanesi la prima delle scuole previste dall'accordo sull'istruzione. Milosevic nel frattempo pone condizioni: sì alla mediazione internazionale, ma solo se la Jugoslavia verrà riammessa nell'OSCE (è paese fondatore, ma ne è stata espulsa a seguito della guerra in Bosnia).
Serbi e montenegrini residenti nelle zone di Decani e Djakovica fuggono in altre regioni della federazione: l'esodo è cominciato dopo gli scontri di una settimana fa.

2 aprile - Milosevic propone un referendum popolare sulla necessità di un mediatore internazionale. Intanto la delegazione albanese non si presenta per la decima volta all'incontro con quella serba.

4 aprile - Attacco dell'artiglieria serba ad un villaggio dell'area di Drenica, considerata una roccaforte dell'UcK. Gli USA avviano una iniziativa unilaterale (che scavalca il Gruppo di Contatto): propongono dei colloqui sotto la supervisione di un mediatore statunitense, con l'affiancamento di un vice europeo.

6 aprile - Trovati presso Pristina i cadaveri di sei uomini: secondo fonti locali sono "collaborazionisti albanesi" rapiti ed uccisi dall'UcK.

9 aprile - La Lega ed altri tredici partiti ed organizzazioni lanciano la campagna "mezz'ora per il Kosovo", centrata su assembramenti di trenta minuti in piazza, in silenzio e senza striscioni e cartelli, tutti i giorni.

21 aprile - Scontro diretto (con almeno 26 morti) nella parte occidentale del Kosovo: fonti internazionali riferiscono che dal vicino confine albanese arrivano uomini e armi per sostenere l'UcK. Fuga di civili di entrambe le parti.

23 aprile - Referendum in Serbia, per esprimersi a favore o contro la mediazione internazionale in Kosovo: il 70% alle urne, il 95% dice no.

29 aprile - Il Gruppo di Contatto decide sanzioni (in particolare il blocco dei beni serbi all'estero) e incentivi (reintegrazione di Belgrado nell'OSCE) nei confronti della Serbia; contraria la Russia. Proseguono intanto gli scontri in Kosovo, vicino al confine con l'Albania.

4 maggio - Scontri nei pressi di Ponosevac (a quattro chilometri dall'Albania) tra l'esercito serbo e l'UcK: è praticamente una battaglia campale, con mezzi pesanti e centinaia di uomini impegnati.

15 maggio - In seguito alla mediazione di Holbrooke, Rugova e Milosevic si incontrano a Belgrado senza "precondizioni": si definisce che delegazioni delle due parti si incontrino settimanalmente a Pristina, senza mediazione internazionale.

22 maggio - Per la prima volta dopo quindici incontri andati a vuoto, la delegazione kosovara incontra quella serba a Pristina, nel quadro degli accordi Rugova-Milosevic. Continua la consegna delle Università da parte dei serbi agli albanesi, e il Gruppo di Contatto congela parte delle sanzioni.

25 maggio - Si moltiplicano gli incidenti in Kosovo, sia al centro dela paese che al confine con l'Albania. A rischio i colloqui di pace appena iniziati. L'UNHCR annuncia che gli sfollati interni al paese sono più di 34mila.

28 maggio - La NATO decide di effettuare grandi manovre militari congiunte in Albania e Macedonia, ai confini con il Kosovo: vengono definite "azioni di stabilizzazione e dissuasione". E' un segnale molto esplicito di disponibilità all'uso della forza. Dura la reazione di Belgrado: ogni sconfinamento nei territori della federazione sarà considerato un'invasione, e pertanto un atto di guerra.

30 maggio - Bilancio degli scontri da fine febbraio: 220 morti secondo il "Comitato Albanese per i diritti umani", 25 vittime per il "Centro Serbo di informazioni".
Rugova è negli USA, ricevuto da Clinton.

1 giugno - Scontri nell'area di Decani: decine di morti dalle due parti. Inizia una nuova ondata di fuga dei civili.

3 giugno - L'UNHCR comunica che sono ormai 50mila i civili in fuga dal Kosovo, di cui 3mila giunti in Albania e 5mila in Montenegro: è un indicatore dell'allargamento dei combattimenti.
Tirana mobilita i riservisti al confine con la Serbia.

5 giugno - Saltato l'incontro negoziale tra le delegazioni serba e albanese a Pristina, perchè "il dialogo è impossibile" a causa del precipitare della situazione.

12 giugno - Ultimatum del Gruppo di Contatto: o Belgrado dà "prova immediata di ravvedimento", o subirà le conseguenze di un intervento militare NATO. Vengono intanto bloiccati i voli internazionali verso la federazione.

15 giugno - Inchieste di giornali internazionali denunciano la forte presenza di mercenari nelle file dell'UcK: tedeschi, inglesi, svedesi, ma soprattutto croati.
Iniziano le manovre militari NATO ai confini col Kosovo; prende però piede nella comunità internazionale l'idea che ogni ulteriore passo della NATO possa essere compiuto solo con l'autorizzazione ONU (occorre in pratica il consenso di Mosca, ora contraria).

16 giugno - L'UNHCR comunica che da marzo 65mila persone hanno abbandonato le loro case nel Kosovo: 40mila sono rimaste nel paese, 15mila sono fuggite in Albania e 10mila in Serbia e Bosnia (questi ultimi sono esclusivamente serbi, per la stragrande maggioranza già profughi fuggiti dalla Krajina).
A Mosca si incontrano Milosevic e Eltsin, nel tentativo di una mediazione russa alla crisi: impegno al rilancio dei colloqui, disponibilità all'autonomia, blocco delle azioni di polizia (ma solo se l'UcK farà altrettanto).

18 giugno - A Durazzo viene intercettato un carico di armi italiane dirette in Kosovo. A Belgrado, manifestazione di genitori di ragazzi di leva nell'esercito jugoslavo, inviati in Kosovo.

25 giugno - Holbrooke fa la spola tra Belgrado ed il Kosovo, dove incontra non solo Rugova ma anche l'UcK (che controlla ormai oltre un terzo del territorio, anche grazie al fatto che la polizia serba è molto poco attiva per paura dei raid aerei Nato); imbarazzate per questo incontro le diplomazie europee. La posizione finale coincide con quella russa: entrambe le parti devono cessare le ostilità e ritirare le forze armate.

29 giugno - Attacco delle forze serbe all'importante miniera di Balalevac, caduta sotto il controllo dell'UcK. Ma i fronti si moltiplicano: nel villaggio di Kijevo un centinaio di civili serbi è sotto l'assedio dell'UcK; al confine con tra Macedonia e Albania ci sono continui scontri tra le guardie di frontiera macedoni ed albanei armati (contrabbandieri d'armi verso il Kosovo?) che cercano di suparare il confine. L'UE vieta gli aeroporti europei alla compagnia di bandiera jugoslava Jat.

6 luglio - Inizia la presenza di "monitor" dell'ONU in Kosovo. Si ha intanto notizia che l'UcK ha cominciato a rapire gli albanesi favorevoli al dialogo ed alla convivenza.

10 luglio - Scontri in varie zone del Kosovo. La diplomazia internazionale parla ora di un "cessate il fuoco".

18 luglio - Escalation del conflitto: pesanti combattimenti al confine con l'Albania, con decine di morti. Fuga di oltre 20mila civili.

27 luglio - Aspri combattimenti tra UcK e Polizia Serba in un'area considerata una roccaforte degli indipendentisti.
L'UNHCR comunica che gli sfollati sono ora 150mila.
Nell'ultimo mese sia in Svizzera che in Germania sono stati bloccati i conti bancari destinati a raccogliere i fondi versati dagli albanesi all'estero per finanziare le attività in kosovo (anche la lotta armata ?).

30 luglio - Milosevic annuncia che "le operazioni militari nel Kosovo sono concluse" e che si rende ora possibile una soluzione politica. Gli scorsi giorni è stata conquistata Malisevo, roccaforte dell'UcK.

1 agosto - Sono quasi 200mila i profughi in Kosovo: molti si stanno rifugiando nei boschi, nella speranza di rientrare presto nelle proprie case.

5 agosto - Fosse comuni a Orahovac in Kosovo? Si parla di 500 persone, con molti bambini. Nei giorni successivi la notizia si rivelerà falsa. Ora sono 230mila le persone fuori dalla propria casa, di cui 27mila rifugiati in Montenegro e 15mila in Albania.

7 agosto - Bombardamenti serbi nei pressi di Djakovica. A Pristina centinaia di donne albanesi sfilano in silenzio per protestare contro "i massacri" dei giorni scorsi. L'UcK, che continua a subire pesanti sconfitte militari, annuncia la disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative.

11 agosto - Il Gruppo di Contatto presenta un piano per accordo fra le parti, che prevede che il Kosovo diventi una sorta di terza repubblica della federazione (autonomia perciò, ma non indipendenza). L'UcK lo respinge.

13 agosto - Rugova nomina una delegazione per i colloqui con la rappresentanza serba, ma non ne fa parte l'UcK nè il nuovo portavoce Demaqui. Notizie non confermate indicano l'UcK in gravissima crisi, con scontri interni e regolamenti di conti.

21 agosto - L'UNHCR accusa tanto le forze serbe quanto l'UcK di bloccare gli aiuti umanitari destinati agli albanesi sfollati.

29 agosto - Le forze serbe riconquistano un villaggio in mano dell'UcK, accertando che nel mese di luglio sono stati trucidati oltre venti serbi, bruciati in una fornace.
Ad Ancona viene intercettato un carico di armi dirette in Kosovo, via Abania: è il secondo dell'estate.

2 settembre - Clinton e Eltsin in una dichiarazione congiunta affermano che Milosevic "deve ordinare l'immediata cessazione delle operazioni di repressione contro la popolazione albanese del Kosovo, e nel contempo le forze albanesi devono astenersi da qualunque forma di violenza". Milosevic propone un'autonomia amministrativa con validità 3/5 anni, con successiva verifica.

8 settembre - Presentato il piano di pace USA per il Kosovo:tre anni di autonomia, al termine dei quali si affronterà la decisione definitiva sull'eventuale indipindenza; elezioni molto presto, polizia locale in sostituzione di quella serba. Resta irrisolto il nodo del "cessate il fuoco", continuano infatti combattimenti in varie parti del paese (nell'area di Pec vi sono 25mila civili in fuga).

11 settembre - A Spalato, fermato un carico di armi dentro un camion diretto in Kosovo via Albania: ufficialmente trasportava "aiuti umanitari".
Il Montenegro chiude il confine con il Kosovo per impedire l'arrivo di profughi; da notare che è un confine interno jugoslavo (con la Serbia), non internazionale: è un fatto senza precedenti. Ormai sono 400 i villaggi colpiti, 14mila le case distrutte, 382mila i profughi.

21 settembre - Adem Demaqui, leader oltranzista degli albanesi del Kosovo e recentemente "rappresentante politico" dell'UcK, annuncia il ritiro dalla vita politica per "problemi di salute"; pare invece che la scelta sia conseguenza di un duro scontro con i vertici militari dell'UcK.

22 settembre - Continua l'offensiva serba. A Pristina ferito in un agguato notturno Sabri Hamiti, stretto collaboratore di Rugova. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approva una risoluzione che detta questa condizioni: cessate il fuoco immediato, negoziato senza pre-condizioni, mediazione internazionale. Gli USA e la Gran Bretagna fanno sapere di considerarla il via libera all'intervento Nato.

28 settembre - Milosevic annuncia la fine delle ostilità in Kosovo: è definitivamente sconfitto l'UcK o è la solita mossa per prendere tempo? A Tirana, viene ucciso in un agguato notturno Hamet Krasniqi, Ministro della Difesa del governo kosovaro in esilio.

29 settembre - La Corce Rossa Intertnazionale conferma che sono 249 le persone rapite dall'inizio di marzo dall'UcK, di cui 162 serbi e montenegrini e 74 albanesi "collaborazionisti": finora 93 sono state liberate, di 29 si sono ritrovati i corpi senza vita, degli altri non si sa nulla.
Scoperta a Gornie Obrinje la strage di 18 persone (donne e bambini inclusi), attribuita alle forze speciali serbe.

1 ottobre - Scoperto un altro massacro di civili albanesi in Kosovo: si tratta di quattordici uomini uccisi con raffiche a bruciapelo alla schiena. Si ha notizia di altre azioni analoghe in varie parti del paese. Diventa sempre più concreta la possibilita' di raid NATO.

5 ottobre - Ripartono i negoziati, ma l'intervento Nato sembra imminente. La Serbia propone una missione di osservatori OSCE (ad aprile un referendum popolare aveva respinto col 95% dei voti questa proposta), ma l'OSCE respinge la proposta (invia invece una commissione di indagine sulle ultime stragi).

6 ottobre - Nuovi dati dell'UNHCR. Nel Kosovo i profughi sono 294mila, di cui: 200mila sfollati nello stesso Kosovo, 42mila in Montenegro, 20mila in Serbia, 20mila in Albania, 7mila in Bosnia, 2mila in Turchia, 2mila in Slovenia, milla in Macedonia.

8 ottobre - USA, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia invitano i loro connazionali a lasciare la Federazione Jugoslava (a causa dei raid NATO). L'ONU annuncia che in questi giorni di scontri sospesi sono rientrati nei propri villaggi circa 50mila profughi.

10 ottobre - Trattativa-fiume a Belgrado: Holbrooke e Milosevic negozieranno per tre giorni. La Nato fa partire il conto alla rovescia. La Russia minaccia un appoggio militare a Belgrado. Rugova e l'UcK chiedono i raid, ma non sono d'accordo col piano USA di autonomia della regione.

13 ottobre - Accordo fatto a Belgrado: ritiro delle forze speciali, accettazione di una missione OSCE di "verificatori disarmati" dell'applicazione della Risoluzione ONU 1199, pattugliamento aereo di veivoli non da combattimento, prosecuzione del negoziato sebo-albanese sullo status futuro del Kosovo (si parla di "autonomia all'interno della Serbia", con Prlamento, Governo e Polizia locale), elezioni entro l'autunno '99.

14 ottobre - A Pristina, Demaqui torna sulla scena come portavoce dell'UcK: respinta l'intesa Holbrooke-Milosevic. Piu' possibilista la posizione di Rugova. La parte albanese chiede l'indipendenza, e non l'autonomia.

23 ottobre - Parte la missione OSCE affidata a duemila "verificatori".Si registrano comunque diverse violazioni del "cessate il fuoco", in particolare da parte dell'UcK. L'Europarlamento assegna a Rugova il premio Sakharov '98 per la liberta' di pensiero.

28 ottobre - Allo scadere dell'ultimatum Nato, il 90% delle truppe serbe si e' ritirato dal Kosovo. Parte dei profughi rientra nelle case. L'UCK recupera postazioni da cui era stato scacciato.

7 novembre - Salgono nuovamente le tensioni fra polizia serba e UcK. Quest'ultimo sta infatti cercando di riempire i vuoti lasciati dalle milizie serbe in ritirata. Intanti gli osservatori della missione OSCE (Kdom) accusano l'UcK di limitare le attivita' di osservazione, molto di piu' di quanto lo facciano le forze serbe.

9 novembre - Uccisi due poliziotti serbi rapiti qualche giorno prima. Attacco notturno dell'UcK contro la stazione di polizia di Malishevo.

18 novembre- Reso noto il nuovo piano americano sul Kosovo: larga autonomia di governo, legislativa e giurisdizionale, oltre ad una propria polizia locale (il tutto rappresentativo della composizione etnica dell'area: nove albanesi e un serbo); rappresentaza del Kosovo al Parlamento Jugoslavo (e non in quello serbo). E' praticamente uno status di semi- repubblica federata. La serbia dice no alla rappresentanza al parlamento federale, mentre gli albanesi si lo considerano "un passo avanti"; il problema di questi ultimi e' pero' l'incapacita' di formare una delegazione unitaria per le trattative, vista la rottura tra UcK e Rugova.

1 dicembre - La polizia croata di Sebenik interrompe il piu' grande canale di traffico d'armi degli ultimi dieci anni, sequestrando venti container di armi (per un valore di circa 1,7 miliardi di lire), pare provenienti dalla Bosnia e destinate al Kosovo: cinque arresti a Sebenik, Sarajevo, Vitez.

7 dicembre - Rifiuto del piano USA da parte del partito di Rugova. Sono intanto ripresi gli scontri, con 12 morti dalla parte albanese. Human Rights Watch denuncia torture ai danni degli oltre mille kosovari detenuti nelle carceri serbe.

9 dicembre - La Nato invia 1800 uomini in Macedonia come "forza di estrazione" per i verificatori presenti in Kosovo (che per ora sono 400 dei 2000 previsti). Trenta morti albanesi in scontri sul confine con l'Albania.
A Pec sei giovanissimi serbi sono uccisi in un bar da un commando (pare dell'UcK); altissima la tensione nella cittadina (albanese all'85%).

18 dicembre - Ucciso in un agguato dell'UcK il vicesindaco serbo di Kosovo Polje nei pressi di Pristina, ed anche la famosa "Piana dei Merli".

23 dicembre - Sempre piu' frequenti gli scontri tra UCK e polizia serba: negli ultimi dieci giorni ci sono stati oltre 50 morti, tra cui 36 separatisti albanesi.

26 dicembre - Ormai saltata la tregua in Kosovo: aspri scontri a Podujevo (a nord di Pristina) tra UCK e milizie serbe, con morti da entrambe le parti.

30 dicembre - Momentaneamente cessati gli scontri in Kosovo. Su pressione USA, Rugova ammette che "la piena autonomia potrebbe essere sufficente; questo gli costa l'uscita dalla sua coalizione di alcuni partiti minori, che si avvicinano alle posizioni dell'UcK.



millenovecento99

8 gennaio - Tre civili e tre poliziotti serbi sono uccisi in un'azione dell'UcK nel sud del Kosovo. Presi invece in ostaggio sempre dall'UcK otto poliziotti serbi. La tensione torna a salire rapidamente, con l'intensificarsi della guerriglia albanese e le azioni delle forze serbe.

11 gennaio - Ucciso (dall'UcK ?) Enver Maloku; portavove di Rugova, era il direttore del Centro di informazione di Pristina. L'UcK fa sapere di voler scambiare gli ostaggi serbi con altrettanti prigionieri albanesi. A Pristina, manifestazione senza incidenti dei serbi kosovari, che accusano Belgrado di averli abbandonati.

14 gennaio - A seguito della mediazione OSCE vengono rilasaciati gli ostaggi serbi dell'UcK.

15 gennaio - Scontri nei pressi dei villaggi di Racak e Petrovo: almeno quindici i morti albanesi; feriti anche due osservatori OSCE che cercavano di raggiungere i luoghi degli scontri.

16 gennaio - Uccisi 45 albanesi nei pressi del villaggio di Racak, nel kosovo meridionale. Ci sono anche tre donne ed un bambino: il capo (l'americano Walker) della missione OSCE accusa le forze serbe di uccisioni a sangue freddo, dopo torture. La parte serba parla di una messinscena, usando i corpi di miliziani dell'UcK uccisi in battaglia.
L'ONU rende noto che nel '98 l'UcK ha rapito 282 persone, e che di 136 di esse non si ha alcuna notizia. Il Centro albanese per i diritti umani di Pristina sostiene che sono 1179 le vittime delle forze serbe (di cui 207 donne e 193 bambini).

18 gennaio - Belgrado dichiara Walker "persona non gradita", intimandogli di lasciare il potere entro 48ore. A Luise Arbour, procuratrice capo del TI, non viene permesso di entrare in Kosovo.

21 gennaio - Molte voci della stampa internazionale mettono in luce le contraddizioni della rapida attribuzione alle forze serbe del massacro di Racak. L'UcK rapisce 5 anziani serbi: chiede il rilascio dei 9 prigionieri albanesi promessi al rilascio dei soldfati jugoslavi.

23 gennaio - "Congelata" da Belgrado l'espulsione di Walker; l'UcK libera gli anziani serbi, ed i serbi i miliziani albanesi. L'OSCE dichiara che Walker "ha parlato col cuore, non con la ragione".

25 gennaio - Cinque civili albanesi sono uccisi nel Kosovo occidentale: dai serbi o dall'UcK (che controlla la zona?). Forti contarsti all'interno del "Gruppo di Contatto", tra USA Russia ed Europa, sul ruolo della Nato nella crisi. 29 gennaio - Il Gruppo di Contatto lancia un ultimatum a serbi ed albanesi: conferenaza a Rambouillet (Parigi) entro una settimana per la negoziazione di un accordo, altrimenti via ai raid Nato (solo contro i serbi ?). Sul piatto "una consistente autonomia" del Kosovo all'interno della Serbia. Continuano gli scontri sul campo.

2 febbraio - L'UcK accetta il negoziato, come gia' aveva fatto Rugova. Anche i serbi si recheranno a Rambouillet.

6 febbraio - Inizia a Rambouillet la conferenza sul Kosovo Questa la base di discussione proposta dal Gruppo di Contatto: accordo per tre anni su un ampio autogoverno, comprendente organi legislativi/esecutivi/giudiziari autonomi; al termine si potra' affrontare la questione dello status definitivo della provincia; rispetto dell'integrita' territoriale della federazione; protezione dell'identita' culturale di tutte le parti; libere elezioni supervisionate dall'OSCE; amnistia e rilascio dei detenuti politici; garanzia del diritto di rappresentanza a ogni livello di tutte le comunita' etniche; una polizia formata sulla base della composizione etnica della provincia; tutela dei diritti umani; creazione di una commissione congiunta per l'attuazione degli accordi e di un sistema di soluzione delle controversie.
A Pristina, una bomba uccide tre civili in un negozio albanese.

10 febbraio - A Rambouillet impasse nei negoziati: gli albanesi chiedono che "il diritto all'indipendenza sia riconosciuto chiaramente e con scadenze precise", mentre i sebi vogliono che venga accettata "l'intangibilita' dei confini jugoslavi"; non c'e' accordo sulla presenza Nato.

13 febbraio - Ancora scontri in Kosovo, mentre a Pristina riprendono le lezioni in albanese in alcune Universita'.

23 febbraio - Nessun accordo a Rambouillet: ci si rivedra' a meta' marzo, permettendo agli albanesi la "consultazione della base".

28 febbraio - Un anno di conflitto armato in Kosovo: sono oltre duemila i morti. Gli scontri continuano.

1 marzo - Adem Demaqi si dimette dal ruolo di rappresentante politico dell'UcK, accusando i favorevoli all'accordo di aver rinunciato all'indipendenza. Convocata per il 15 marzo la nuova tornata negoziale a Rambouillet.
Sono 50mila i serbi fuggiti dal Kosovo, e 99 i villaggi ormai di una sola etnia. In Macedonia continua il dispiegamento di forze Nato (sono ora oltre 10mila uomini).

4 marzo - Scontri e grandi manovre al confine con la Macedonia.

10 marzo - Fallisce la missione di Holbrooke a Belgrado: confermato il no di Milosevic alla presenza della Nato in Kosovo. Continuano intanto gli scontri, con vittime da entrambe le parti. Inizia una nuova fuga di civili.

15 marzo - Cominciato a Parigi il nuovo round di negoziati sul Kosovo. I serbi rimettono in discussione anche la parte politica dell'accordo, ed ammassano le truppe ai confini del Kosovo.

18 marzo - La delegazione albanese a Parigi firma il "piano di Rambouillet": non si parla di referendum per l'indipendenza.

20 marzo - Gli osservatori OSCE abbandonano il kosovo. Inizia l'avanzata dell'esercito serbo.

23 marzo - Fallisce il tentativo in extremis di Holbrooke di raggiungere un accordo con Milosevic.

24 marzo - La Nato inizia i bombardamenti su tutto il territorio della Federazione: Serbia, Montenegro, Voivodjna, Kosovo.
L'esercito serbo invade il Kosovo.



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